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cucine solari

CUCINE SOLARI AD HAITI, CONTRO LA DEFORESTAZIONE

CUCINE SOLARI AD HAITI, CONTRO LA DEFORESTAZIONE

Innovazione tecnologica e sociale insieme nel progetto “Cucine solari a Mont Organisè” di Afn onlus.

Il progetto “Cucine solari a Mont Organisè” è stato segnalato tra le “100 italian Energy stories” di Enel e fondazione Simbolya. È stato presentato per la prima volta il 4 luglio a Expo 2015 ed è stato ideato e realizzato in collaborazione con Pacne (Action Contre la Pauvreté du Nord Est), Ente Nazionale per il Microcredito, Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli e Tesla I.A. srl.
In primavera saranno attivate le prime cucine e per saperne di più abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea Turatti, presidente di Afn onlus, che da oltre trent’anni opera in 50 diversi paesi del mondo a supporto della famiglia e dell’infanzia.

Presidente, Afn  ad Haiti come opera?
«Ad Haiti, noi di Afn onlus abbiamo un intervento per il sostegno a distanza da più di vent’anni: organizziamo direttamente e indirettamente circa 12 scuole con un’accoglienza di circa 5mila alunni. Dopo il terremoto del 2010 abbiamo provveduto alla creazione di un centro d’accoglienza per i profughi nella zona di Mont-Organisè nel Nord di Haiti.»

Come nasce l’idea della cucina ad energia solare a concentrazione?
«È nata proprio visitando questo centro di accoglienza. Mi sono reso conto della deforestazione in atto, dovuta al fatto che la gente per cucinare deve usare la legna perché non esiste altra alternativa. Non c’è luce elettrica e le strade di accesso sono peggio di una mulattiera. Tutte condizioni che non consentono di realizzare una vita normale. Ci siamo dunque chiesti quale potesse essere un nostro contributo per arrestare, almeno in parte, questa deforestazione.»

Cucine solari
Prototipo della cucina solare di Afn onlus

Un’idea sulla quale negli ultimi anni hanno lavorato in molti
«Sappiamo bene che ci sono centinaia di progetti nel mondo, ma in gran parte hanno fallito, sia perché non hanno potuto convincere le persone all’utilizzo delle cucine solari sia perché il limite delle cucine solari, in genere, è quello di smettere di funzionare non appena va via il sole. Per questo abbiamo fatto molti studi e ricerche approfondite, e alla fine siamo giunti a questo progetto di cucina a concentrazione, che attraverso la lente di Fresnel converte i raggi solari in energia termica. Tali raggi si concentrano su dei sali che attraverso il calore si sciolgono. I “sali fusi” mantengono a lungo il calore, quindi portando i sali a 300-400° si ha una condizione stile barbecue: in pratica si può cucinare tranquillamente come si fa su dei carboni ardenti, col vantaggio che se va via il sole si può continuare a cucinare comunque per altre otto-dieci ore.»

Un progetto innovativo che potrebbe raggiungere un’ampia fetta di popolazione mondiale, o no?
«È un progetto che ha al suo interno tanti aspetti d’innovazione tecnologica. Noi stiamo studiando anche la versione commerciale di questa cucina, anche se il nostro l’obiettivo è duplice: da un lato rispettare l’ambiente e dall’altro impiegare materiali, il più possibile, locali. Quindi noi, in ogni luogo nel quale costruiremo queste cucine, utilizzeremo materiali diversi che si trovano localmente.»

Cucine solari
Afn onlus ha progetti anche in Libano, Messico,Filippine e Congo

Quanti prototipi esistono di queste cucine?
«I prototipi che abbiamo realizzato per il momento sono due, mentre un terzo è in costruzione. Questo perché non solo ci siamo messi a fare un prodotto innovativo, ma abbiamo voluto farlo anche su basi scientifiche. Abbiamo un accordo con l’Università Federico II di Napoli per l’utilizzo della cucina solare, per la conservazione e trasformazione del cibo; abbiamo un accordo con l’università di Roma Tor Vergata per lo studio degli archi di temperatura, cioè quanto tempo ci vuole per portare a temperatura la cucina, quanto tempo resta in temperatura, quale temperatura raggiunge, qual è la formula migliore di sali e così via. Il costo del sale normale, comunemente, è molto basso dunque la disponibilità non rappresenta un problema ma studiare varie formule può migliorare di molto le prestazioni. E poi c’è l’aspetto della dimensione della lente, che è la parte più costosa della cucina, ma che una volta in produzione abbiamo stimato costerà $30. Abbiamo fatto tutte le sperimentazioni con questi prototipi per avere una documentazione scientifica di quello che è in grado di fare la cucina per non lasciare nulla al caso.»

Quando e dove saranno attive le cucine?
«Per fine primavera 2016 saremo ad Haiti ad istallare la linea di produzione di queste cucine, che saranno distribuite in tutte le scuole che assistiamo, quindi in 14 scuole. Dopodiché passeremo a un periodo di formazione nelle scuole, cucinando, facendo formazione settimanale per coloro che lo desiderano, dopodiché si passerà alla distribuzione delle cucine solari nel tessuto sociale, attraverso il microcredito. Abbiamo un accordo con l’Ente nazionale di microcredito che aprirà dei canali di credito per le persone che desiderano dotarsi di una cucina solare, per arrivare ad una linea di produzione di cucine in loco.»

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Lucia Aversano
Lucia Aversano

Giornalista free lance, si occupa di sociale da quando, a vent’anni, ha fatto il servizio civile.

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