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DONAZIONI CON LE APP: PER IL NON PROFIT UN POTENZIALE ANCORA POCO SFRUTTATO

DONAZIONI CON LE APP: PER IL NON PROFIT UN POTENZIALE ANCORA POCO SFRUTTATO

Cresce l'uso del web da mobile e la propensione a donare online. Il non profit non sempre è pronto, ma le donazioni con le app sono una risorsa

Il boom delle connessioni Internet mobili dovrebbe far decollare le donazioni con le app, ma per ora questo non è avvenuto. Come vi avevamo spiegato in un precedente articolo, parlando di donazioni sul Web, secondo l’indagine Donare 3.0 di Doxa, nel 2014 circa 20 milioni di italiani si sono connessi giornalmente su Internet, 16 milioni dei quali da un supporto mobile.

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Donare 3.0 è l’indagine condotta da Duepuntozero Research Doxa per PayPal Italia e Rete del Dono

Audiweb, l’organismo  di rilevazione dell’audience di internet in Italia, riferendosi al mese di aprile 2017, parla di 23,7 milioni di italiani connessi nel giorno medio, di cui 21,2 milioni (18-74 anni) da mobile. È lecito ritenere, quindi, che le associazioni non profit possano riuscire a intercettare una vasta platea di pubblico, potenzialmente favorevole a donare qualcosa agli altri. E quando parliamo di donare non ci riferiamo solo ai soldi, ma anche a farmaci, visite mediche, sangue, generi alimentari, eccetera. Eppure l’indagine Doxa rileva come le donazioni ad enti e organizzazioni no profit, da parte degli internauti italiani, sono “solo” 3 in un anno. Questo accade nonostante questi ultimi dichiarino che il pagamento on line sarebbe il loro canale preferito, oltre i “classici” sms, contanti, bollettini postali, eccetera.

UN TERRENO FERTILE. Sicuramente c’è un problema di comunicazione da parte delle organizzazioni non profit, come sottolineato anche dal Ciessevi di Milano, che ha stilato alcune “regole d’oro” da seguire per invogliare a donare sul web.

Vediamole: rendere chiaro l’obiettivo della raccolta fondi, raccontare bene su tutti i canali di comunicazione come sono stati utilizzati i soldi, mettere a punto un piano di comunicazione integrato su tutti i canali (on line e off line), capire chi sono i donatori. Potrebbe così spiegarsi, quindi, perché anche le donazioni con le app stentino a decollare.

La ricerca Doxa ci dice che le persone avrebbero un alta propensione alle donazioni con le app e a quelle tramite i siti web. Più i siti però: il 28% degli intervistati è propenso a utilizzare questo mezzo per le donazioni, il 49% probabilmente lo utilizzerebbe. Il 17% forse non lo utilizzerebbe, il 6% si dichiara assolutamente non propenso. Per quanto riguarda le donazioni con le app, invece, il 20% (contro il 28% dei siti web) è propenso a donare attraverso questo strumento e il 42% (contro il 49% dei siti) probabilmente lo utilizzerebbe. Il 28% dichiara che non farebbe donazioni con le app, il 10% è sicuro di non volerne fare.

UN’OPPORTUNITÀ PER IL FUTURO. Tuttavia, come riferisce la ricerca, le attuali conoscenze delle organizzazioni non profit per cui si è fatta una donazione restano conoscenze di tipo personale e, in questo senso, la rete resta marginale. Un gap da colmare, un’opportunità per il non profit, vista l’alta propensione alla donazione online. Un potenziale ancora poco sfruttato, se è vero che il 30% degli intervistati non sa se esista un sito dell’organizzaizone non profit, che il 47% non sa se la stessa abbia una presenza social e addirittura l’83% del campione non sa se esista una app.  E solo un’organizzazione su 3 ha un sito navigabile da “mobile”. Doxa, nelle sue conclusioni, parla chiaramente di «carenze strutturali» da parte della comunicazione delle organizzazioni.

LE APP PER DONARE. Secondo i dati 2014 dell’Istituto italiano della donazione, i sistemi tradizionali di raccolta fondi (eventi pubblici, direct mailing, banchetti in piazza) vengono ancora preferiti anche se aumentano dell’8% le strategie di raccolta tramite web. «È un segnale importante che attesta l’affacciarsi al mondo delle donazioni di generazioni, se non nuove, quantomeno più giovani e comunque più avvezze agli strumenti social», ha spiegato il presidente, Edoardo Patriarca, in un’intervista a Redattore Sociale. Si tratta «forse di un target che può godere di una inferiore disponibilità economica, ma che non deve essere più trascurato, visto anche il diffondersi di dispositivi mobili quali smartphone e tablet», ha aggiunto.

Donazioni con le app
L’interfaccia dell’app Hug

Eppure le possibilità di effettuare donazioni con le app certamente non mancano. Volendo fare una breve carrellata ne citeremo alcune. C’è Hug, che è gestita dalla startup Do Solidale. Sul sito hugdonazioni.it è possibile trovare informazioni sulla app, che è nata nel 2015.

Una volta scaricato Hug, si accede alla Home e si cercano i progetti attivi. Per ogni progetto viene visualizzata la descrizione dell’intervento, degli obiettivi e il contatore della raccolta fondi. Una volta scelto il progetto che si vuole sostenere, si seleziona il metodo di pagamento (carta di credito, prepagate, paypal) e si effettua la donazione.

Si possono donare «importi sino a 100 euro compresi, anche senza obbligo di registrazione».  A donazione effettuata, si legge sul sito, creando un profilo, «verrai aggiornato via mail sul progetto che hai sostenuto, sulla sua rendicontazione economica e il suo impatto sociale. Inoltre, nella sezione “le mie donazioni”, all’interno del menu troverai il resoconto di tutte le donazioni». L’app permette l’interessante funzione di condivisione dell’esperienza con Hug. In questo modo, una volta effettuata la donazione, si possono informare gli amici attraverso Facebook, Twitter, Whatsapp, SMS e via email.

«Hug nasce con l’obiettivo di incrementare le donazioni e la raccolta fondi in favore delle organizzazioni non profit aprendo un nuovo canale, quello del mobile», ha spiegato a Redattore Sociale Alice Corinaldi, responsabile del progetto.

LA TRASPARENZA. Secondo Corinaldi, in Italia c’è una propensione dei donatori verso la tecnologia, ma anche una certa mancanza di fiducia: una percezione più chiara dell’impiego dei propri soldi aiuterebbe, quindi, a donare di più. Hug punta molto sulla trasparenza: «Selezioniamo le organizzazioni non profit: andiamo a guardare il bilancio e ci assicuriamo che sia sottoposto ad una revisione contabile esterna. Poi andiamo a guardare quanto dei soldi raccolti dalle organizzazioni va effettivamente ai progetti». «I progetti sono molto specifici e molto definiti. Il budget medio è di 5 mila euro. L’importo minimo per una donazione è di 5 euro, ma sia chi ha donato 5 euro che chi ne ha donati mille riceve la stessa rendicontazione sul progetto che ha sostenuto».

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Con DoLine si possono donare farmaci, per enti o situazioni di emergenza

DoLine è la app di Banco Farmaceutico realizzata in collaborazione con la Fondazione Telecom Italia. Lanciata a fine 2015, permette di donare direttamente da smartphone o tablet per enti ed emergenze sanitarie, nazionali e internazionali.  «Ci siamo trovati spesso in situazioni di emergenza in cui non riuscivamo a dare una risposta immediata. È così che nasce l’idea di realizzare un’app: per dare una risposta. Come nel caso del Centro odontoiatrico dei Vincenziani di Roma, che danno assistenza a chi non può permettersi le cure. Spesso questo Ente è carente di farmaci, per cui abbiamo creato una campagna specifica per loro», ha dichiarato in una recente intervista Marco Malinverno, direttore del Banco Farmaceutico.

C’è poi l’app Scegliere Salute, creata dalla startup omonima nel 2015. Si tratta di una “Banca delle visite”: un donatore acquista una prestazione sanitaria o dona una somma in denaro libera, che concorrerà all’acquisto di una prestazione. Le prestazioni acquistate sono registrate, appunto, in una Banca delle Visite.

Come spiega il sito, «un cittadino bisognoso, previa registrazione e accettazione delle clausole relative alla normativa sulla privacy, richiede una delle prestazioni disponibili in Banca». La Banca, successivamente, «contatta il professionista sanitario che eroga la prestazione senza oneri a carico del cittadino richiedente la prestazione medica».

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La Banca delle visite è una sorta di “sospeso” delle visite mediche

«È vero che l’accesso alle cure è un diritto garantito dalla Costituzione», ha dichiarato recentemente  Giuseppe Lorusso, Ceo e Founder di Scegliere Salute, «ma nella realtà quello che succede è che ci sono liste d’attesa lunghissime oppure cittadini in difficoltà economiche che non hanno ancora l’esenzione dal ticket e sono costretti a rinunciare alle cure».

Attualmente l’app non permette ancora di fare donazioni direttamente dal proprio smartphone, ma l’obiettivo è quello: se oggi si viene rimandati al sito, in futuro si potranno fare donazioni tramite app.

Vi abbiamo parlato di quelli che potrebbero essere buoni esempi di donazioni con le app, anche dal punto di vista della comunicazione, come ben dimostrano le funzioni social di Hug. Nonostante questo, l’uso di questi applicativi per donare continua ad essere limitato. Ma resta un terreno fertile, soprattutto per il non profit, sul quale investire.

 

 

Elpidio Ercolanese
Elpidio Ercolanese

Elpidio Ercolanese, laureato in Arti Multimediali e Tecnologiche all'Accademia di Belle Arti di Roma. Iscritto al corso di Laurea magistrale in Media, Comunicazione e Giornalismo dell'Università La Sapienza. Appassionato di musica, nuove tecnologie e comunicazione. Crede ancora nella Politica con la P maiuscola e si batte costantemente per un mondo migliore.

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