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CoAbitazione

LA POVERTÀ? SI PUÒ VINCERE CON LA COABITAZIONE

LA POVERTÀ? SI PUÒ VINCERE CON LA COABITAZIONE

Roma. Nel Terzo Municipio nasce il tavolo di coprogettazione sulla CoAbitazione, con Asl, Terzo Settore e Municipio

«L’attuale periodo storico è caratterizzato da profonde trasformazioni economiche, politiche, demografiche, sociali e dallo scivolamento costante verso la povertà di una parte sempre più ampia della popolazione» . È l’incipit non dell’articolo, ma del Protocollo d’intesa tavolo di coprogettazione sulla CoAbitazione (il testo si trova qui), sottoscritto meno di un mese fa tra Servizi sociali del III Municipio, ASL Roma 1, Terzo settore e associazioni di volontariato attive sul territorio.

Un Protocollo che si distingue già per il linguaggio, lontano da quel “burocratese”, al quale siamo tutti abituati. «Sì, niente burocratese», conferma decisa Maria Concetta Romano, assessora alle Politiche sociali del III Municipio. «Quando parliamo, tutti devono poter capire».

Perché la CoAbitazione

Ciò che va compreso è, intanto, il contesto in cui nasce il Protocollo: il territorio del III Municipio, popoloso quanto un medio grande comune italiano con i suoi 206.000 abitanti e dove si registra la presenza di 750 persone senza fissa dimora, iscritte cioè presso l’anagrafe fittizia Via Modesta Valenti, 3.

Un numero accertato, ad oggi, ma in costante aumento a seguito dell’emergenza sanitaria. «Ne conosco tante di situazioni trasformate velocemente in fragilità a causa del Covid19: una coppia di quarantenni che, fino ad un anno fa, lavorava nella ristorazione. Poi la perdita del lavoro; ora si sono comprati una tenda, per dormirci la notte, sotto i ponti. Quella di una madre con bambino che viveva dignitosamente del suo lavoro di aiutante domestica, ma , da qualche mese, non ce la fa più ad andare avanti da sola: era la prima volta che si rivolgeva ai servizi sociali». Maria Concetta ne parla come se li avesse davanti agli occhi; e non solo loro. Sono tante, tantissime le persone che stanno lentamente scivolando sotto la soglia di povertà.

È anche a queste persone che il Protocollo guarda, pure se il segnale di inizio non lo ha dato il Covid19, ma una Memoria di Giunta datata 16/1/2020 (mai atto fu tanto lungimirante, purtroppo). Lo scoppio della pandemia, al contrario, ha rallentato il percorso che ha portato, solo dopo un anno, al Protocollo. In mezzo, quello che sappiamo, e il totale spostamento delle priorità del Municipio nel favorire e supportare le iniziative a sostegno delle tante emergenze: la spesa a casa; l’Emporio solidale per la raccolta di beni e viveri; le commissioni per consegna farmaci per chi non poteva uscire; portare fuori il cane, e tanto altro. A tutto si è cercato di dare una risposta grazie anche ad una rete di solidarietà, che è venuta crescendo nei mesi del lockdown e che ora è diventata un Piano di azione della solidarietà e dei diritti. Di cui torneremo a parlare.

Al centro c’è la casa

In realtà, lo spirito del Protocollo sulla CoAbitazione non è distante da quello che ha animato l’azione del Municipio nei mesi più duri dell’emergenza: favorire reti; mettere a sistema le risorse; lavorare di concerto con i cittadini attivi e i volontari e, infine, trasformare i soggetti fragili da beneficiari di servizi a portatori di risorse e risposte.

In una parola, mettere insieme! Anziani che con la pensione sociale non arrivano a pagare l’affitto, ma in due sì. Chi ha bisogno di compagnia con chi ha bisogno di una casa. Chi chiede un po’ di accudimento con chi può ancora sentirsi di aiuto. La casistica degli abbinamenti è infinita. Nessuno è escluso: persone con disabilità, studenti, anziani soli, donne in situazioni di bisogno, migranti. “Sarebbe bello poter includere in questo percorso anche le persone di origine rom e sinti”, aggiunge l’Assessora. “È più difficile, ma non lo escludiamo a priori”.

Al centro di tutto c’è la casa. L’abitazione è l’opportunità dell’incontro, però, è anche il grande scoglio per chi è in difficoltà economiche, nonché il grande nodo per una città come Roma. Per questo è fondamentale che al Tavolo della coprogettazione siano presenti i rappresentanti dell’ERP – Edilizia Residenziale Pubblica e, si spera, anche Fondazioni private.

Un problema culturale

In realtà, i problemi legati alla casa non sono solo quelli più noti, ovvero dell’accesso all’edilizia pubblica o del costo degli affitti privati. Un ostacolo altrettanto grande da superare è quello culturale, ciò che rende difficile immaginarsi in una convivenza che non sia fondata su legami famigliari o sentimentali. Per questa ragione un’azione importante è la realizzazione di occasioni di confronto, attraverso eventi  con cui promuovere una nuova cultura della coabitazione.

Si tratta di imprimere un vero e proprio “cambio di prospettiva”, annuncia il Protocollo che non parla il burocratese; un’azione che non riguarderà, dunque, solo le persone direttamente coinvolte, ma tutta la popolazione del territorio, per «riflettere su quanto le forme personali di vita influenzino la vita sociale e la cultura urbana e per promuovere uno sviluppo socialmente sostenibile, con opportunità di auto-organizzazione creativa».

Auto-organizzazione creativa: parole tanto potenti e nuove, quanto potenzialmente rischiose, se lasciate in mano ad istituzioni intenzionate a voltarsi dall’altra parte.

Il contributo del Terzo settore

Non è questo il caso. L’assessora Romano rassicura come il lavoro di avvio delle CoAbitazioni sarà monitorato fino a che non ci sia certezza della buona riuscita della convivenza. A far da garanti e a seguire tutto il percorso saranno anche realtà del Terzo settore e del volontariato, alcune delle quali avevano già avviato esperienze di questo tipo.

Sono otto, al momento, gli Enti del terzo settore che hanno sottoscritto il Protocollo per il tavolo sulla CoAbitazione, tra cui Televita, S. Egidio, ACLI e l’APS Cittadinanza e minoranze, ma il Tavolo di coprogettazione è sempre aperto a tutti i soggetti che vorranno farne parte.

Un primo baluardo contro l’autoisolamento e la tentazione a “salvarsi da soli” è eretto. Perché se è vero che il Covid19 ci ha imposto una lezione, mettendoci di fronte a delle scelte, è altrettanto vero che ora tocca a noi fare quelle giuste. Questa ci sembra andare, decisamente, nella direzione giusta.

 

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Francesca Amadori
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Lavora da oltre 15 anni prima presso SPES e poi presso CSV Lazio, occupandosi, in particolare, di promozione del volontariato

Un commento su “LA POVERTÀ? SI PUÒ VINCERE CON LA COABITAZIONE

  1. Ecco un’ottima soluzione al problema della mancanza di alloggio, soprattutto per chi non abbia appoggi famigliari.

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