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QUESTIONE ROM. SIGILLI NEL CAMPING RIVER, MA MANCANO LE ALTERNATIVE

QUESTIONE ROM. SIGILLI NEL CAMPING RIVER, MA MANCANO LE ALTERNATIVE

Senza un progetto alternativo gli abitanti del River sono rimasti. Poi gli sgomberi e i sigilli. E ora? Si punterà sul progetto Aqua?

I campi rom vanno superati. Su uno dei nodi più controversi degli ultimi mesi ora sembrano essere tutti d’accordo, anche i rom, sinti e caminanti che quei campi li abitano. In mezzo però ci sono le persone, più di 400 soltanto al Camping River di via Tenuta Piccirilli, a Roma, tra cui moltissimi bambini. Che fine fanno una volta messi sigilli e lucchetti?

 

rom a romaIl River è stato per tanti mesi un’eccellenza. Lo confermano le varie anime che in questi giorni dibattono sulla sua chiusura: gli operatori, i rom, le forze dell’ordine e Roma Capitale. Quasi tutti i bambini andavano a scuola (le maestre dell’IC Largo Castelseprio di Labaro hanno scritto una lettera pubblica in cui chiedono che non vada disperso il loro lavoro di integrazione e socializzazione), la maggior parte degli ospiti aveva un lavoro, «qualche ragazzo rom si è persino laureato» ci racconta Mladin.

Oggi è un vero problema per Roma Capitale e il piano di superamento dei campi Rom voluto dalla Sindaca Virginia Raggi sembra non sortire effetti positivi. L’Italia ha ricevuto dei soldi per favorire l’inclusione di chi è ai margini: 1 miliardo e 250 milioni dal piano di finanziamenti europei PON e 894 milioni di euro dal PON Metro. Rom, sinti e caminanti non solo non hanno ricevuto nulla, ma non hanno visto spendere neanche un euro per migliorare la propria condizione.

 

QUEI PROGETTI MAI ARRIVATI. In base alla delibera 70 approvata ad aprile dalla giunta capitolina dal titolo “Introduzioni di misure di semplificazione finalizzate al superamento del Villaggio Camping River”, entro il 15 giugno gli abitanti campo avrebbero dovuto fare le valigie e andarsene. Il piano iniziale prevedeva però dei progetti individuali per favorire il loro graduale inserimento nella società. Progetti che non sono mai arrivati, così come si è rivelata inutile la trovata di garantire 800 euro di buono affitto a nucleo familiare, in modo da spingere i rom ad abbandonare i campi per trovare un appartamento. Del resto, chi affitterebbe mai una casa a un rom? Con quali garanzie? Senza una valida alternativa sono rimasti tutti dentro al River e la polizia, una volta scaduti i tempi previsti, è intervenuta con lo sgombero. Le forze dell’ordine sono entrate nel campo 6 volte in 15 giorni, l’ultima sabato 30, di fatto sigillando i moduli abitativi di proprietà di Roma Capitale.

 

 

All’interno dell’area, infatti, vi sono delle abitazioni che inizialmente facevano parte della struttura dell’ex campeggio turistico e delle costruzioni (con un valore di 20 mila euro ciascuna) fornite dall’amministrazione. I rom hanno denunciato dei veri e propri soprusi da parte della polizia che avrebbe danneggiato volutamente questi moduli per impedire alle persone di rientrarci. Video fatti con i cellulari confermano questa accusa.

 

rom a romaSiamo entrati per verificare con i nostri occhi e ciò che abbiamo trovato è un degrado totale: porte spaccate, vetri rotti, mobili danneggiati, caos dentro e fuori dalle unità abitative. «Sembra essere passato un terremoto», ci racconta un anziano seduto davanti a ciò che resta della sua casa, «hanno spaventato i bambini, sembravano dei barbari». «Io ho dieci figli», spiega Senada, 38 anni, «mi hanno offerto di trasferirmi in un centro d’accoglienza con i bambini minorenni, ma qui ho un marito e altri 5 figli. Li avrei dovuti lasciare in strada e ho rifiutato. Ho un figlio nato 20 giorni fa, mi hanno sgomberato mentre lo allattavo. Siamo esseri umani, non cani randagi». Il Comune intanto ha staccato le utenze: al Camping River non arriva più l’acqua, l’elettricità va e viene e le fogne rigettano acqua sporca. La situazione di relativa serenità (seppur con qualche preoccupazione) che trovammo a fine aprile  oggi è scomparsa.

 

 

IL PROGETTO AQUA. Hanno tutti paura e sono tesi. Si è sfiorato il peggio quando Fabrizio Fraternali dell’ufficio Rom Sinti e Caminanti (il numero 3 della questione Rom a Roma dopo Virginia Raggi e la direttrice dell’ufficio Michela Micheli) è entrato al Camping River in cerca di una donna che ha partorito da pochi giorni. Qualcuno ha pensato fosse l’ennesimo blitz e il rappresentante del comune è stato messo alla porta, per fortuna senza violenza. L’ultima ancora di salvataggio è il progetto “Aqua”, un “incubatore di integrazione sociale” come l’ha presentato Vincenzo Speranza, collaboratore della Se.g.e.s (Società servizi globale di emergenza sociale srl).

L’idea è quella di creare, al posto del Camping River, un quartiere multietnico da riservare agli abitanti del River ma anche ai richiedenti asilo e a tutte quelle persone, italiani compresi, che vivono in condizioni di disagio e di emergenza sociale. «Non sarebbe l’ennesimo ghetto», hanno dichiarato i responsabili della società e gli ideatori del progetto, «ma un esempio di inclusione sociale per superare definitivamente i campi rom senza dimenticarsi delle persone che ci vivono dentro». All’interno dello spazio, che resta una proprietà privata, verrebbero costruite 150 casette di legno, un parco e un’area per le attività sportive. Nel progetto emerge anche la volontà di favorire attività culturali, borse di studio per i giovani studenti e corsi di inserimento lavorativo. Il progetto “Aqua” è stato accettato dagli abitanti del campo e ora è sul tavolo degli uffici di Roma Capitale. Chi l’ha pensato e sognato ora chiede un confronto serio e concreto su questa proposta anche se il presente è così incerto da non sapere neanche dove dormiranno stanotte i bambini sfrattati.

Foto di Giorgio Marota.

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Giorgio Marota
Giorgio Marota

Giornalista e studente di Scienze della Comunicazione, appassionato di radio, di sport e di viaggi. Amo il mio lavoro perché mi permette di stare tra le persone e raccontarne sogni ed emozioni, ma anche problemi e speranze.

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