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SOLITUDINI: QUANTO È CAMBIATO IL NOSTRO PAESE

SOLITUDINI: QUANTO È CAMBIATO IL NOSTRO PAESE

In Italia ci sono sempre più persone sole. Ve le raccontiamo con i dati dell’Istat e con la storia del Telefono Voce Amica, che prova ad aiutarle

Negli anni Ottanta Margaret Thatcher diceva che non esiste la società, ma esistono o gli individui e le famiglie. Trent’anni dopo Theresa May, l’erede della Thatcher, ha istituito il ministero della solitudine. Oggi la famiglia ha perso forza, le associazioni sindacali hanno perso forza. La solitudine oggi non è libertà, ma emarginazione. Ci sono solitudini cercate, inseguite, ma c’è una solitudine non cercata che provoca sofferenza. Se ne è parlato nel seminario per giornalisti di Redattore Sociale, a Capodarco di Fermo, partendo dai numeri che raccontano questa solitudine, quelli dell’Istat (presentati dalla ricercatrice Romina Fraponi), per arrivare a un numero, quello del Telefono Voce Amica di Firenze, l’helpline più antica d’Italia, raccontata dal presidente Marco Lunghi.

 

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Photo credit: cagiflickr on Foter.com / CC BY-NC-SA

I NUMERI DELLE SOLITUDINI. L’Italia è cambiata molto in questi anni. L’invecchiamento ha spostato il baricentro verso le generazioni già anziane. L’Italia vive una situazione peculiare: la permanenza dei giovani a lungo in famiglia e la diminuzione della natalità sono compensate dalla presenza straniera, 6 milioni stranieri che coprono la fascia centrale e contribuiscono alla   fecondità della popolazione.

La speranza di vita alla nascita nel 2017 è di 80,7 anni per gli uomini e di 84,5 anni per le donne. Nel 1991 era rispettivamente di 73,8 e 80,3. Nel 2018 la popolazione anziana ammonta a 13 milioni e 644 mila individui, contro quasi 8 milioni del 1988. È un aumento del 72,5%. L’indice di vecchiaia, cioè il rapporto tra anziani e ragazzi sotto i 14 anni, è di 168,9 anziani su 100 giovani: era 78 nel 1988. È persistente la bassa fecondità: dal minino del 1995 con una media di 1,19 figli per donna siamo passati oggi a 1,45 figli. Cambiano le strutture familiari, a causa della tendenza a posporre eventi che portano alla transizione con lo stato adulto e alla trasformazione delle partnership. Ma anche a causa della contrazione della nuzialità e della fecondità, della crescita dei divorzi e alla diffusione di nuove forme familiari (single non vedovi, monogenitori, unioni libere, unioni civili). Aumentano le persone che vivono da sole: passano dai 4,6 milioni del 1998 ai 7,7 milioni del 2016, cioè dal 9,8% al 15,4% delle persone di 18 anni e più. Le cause sono l’autonomia e l’indipendenza, la dissoluzione delle unioni coniugali, le differenze di età tra coniugi e la sopravvivenza di un coniuge all’altro. Nelle istituzioni, cioè nei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari vivono 288 mila anziani. Cresce il numero dei care giver e la loro età media. Le persone di 18 anni e più che forniscono aiuto gratuito aumentano dal 22,8% al 33,15%: sono oltre 16 milioni, secondo i dati del 2016. Il 78,7% delle persone di 18 anni e più può contare su almeno un parente, amico o vicino.

 

telefono voce amicaTELEFONO VOCE AMICA. L’associazione Voce Amica, di Firenze, è la prima che ha attivato un servizio di ascolto telefonico. È nata il giorno di Pasqua del 1964 e ha 54 anni. Il numero è 055 2478666. È qualcosa di diverso rispetto ai servizi come il Telefono Rosa, il Telefono Azzurro, ai quali le persone si rivolgono quando hanno un problema, e dove sanno di trovare una persona competente, e dove si accede dando nome e cognome. «Noi facciamo l’opposto» ci spiega il presidente Marco Lunghi. «Non ci sono esperti, magari ognuno lo è a titolo personale, ma quando si mette al telefono dimentica di essere un esperto o di essere uno psicologo. Ci mettiamo al telefono con l’unico obiettivo di accogliere, creare un contatto, una relazione con chi ci sta chiamando. Noi ascoltiamo tutti, tutti i giorni dalle 16 alle 6. Il che vuol dire anche sabato, domenica, Ferragosto, Capodanno, Natale, Pasqua: i momenti in cui chi è solo vive di più la sua condizione. Sono 14 ore che cerchiamo a coprire sempre, chi chiama trova sempre qualcuno».

Essere un volontario di Telefono Voce Amica vuol dire ascoltare tutti. «Le persone che ci chiamano spesso non sono persone allegre» ci racconta il presidente. «La stragrande maggioranza sono persone che hanno difficoltà a stabilire relazioni. Spesso sono antipatiche, noiose, insinuanti, manipolatrici. Li accogliamo con il sorriso sulle labbra. Essere disponibili vuol dire lasciare la persona che chiama padrona della sua telefonata». A differenza di altri servizi d’ascolto, l’obiettivo non è affrontare il problema a livello concreto, ma mettere queste persone, per venti minuti, o per un’ora, in relazione con un altro essere umano. «Siamo come una casa con le finestre sempre illuminate» ci spiega Lunghi. «Non sai chi troverai in casa, ma sai che se chiami hai qualcuno che ti apre».

Al Telefono Voce Amica non si fanno statistiche sulle persone e non si prende nota di niente. «In 12 anni però un quadro ce lo siamo fatto» riflette il presidente. «Lo spaccato non è cambiato. 12 anni fa le telefonate interurbane costavano, oggi no. E il passaparola ci ha fatto conoscere in tutta Italia. Riceviamo 70mila telefonate l’anno: sono 18mila quelle che riusciamo a gestire».

 

I VOLONTARI. Telefono Voce Amica può contare su 65-70 volontari. Non hanno una motivazione particolare, come quella di molte persone che fanno volontariato su cause specifiche. «Fare servizio da noi non è per niente divertente, non è per niente gratificante» ci spiega Lunghi. «Spesso ci si trova in situazioni molto difficili. A volte ti porti a casa un po’ di soddisfazione. In fondo il volontariato esiste anche perché è gratificazione. A noi non ringrazia mai nessuno, ed è tassativo l’obbligo di non incontrare le persone o di prendere un contatto telefonico».

 

telefono voce amicaFare il volontariato a Telefono Amico non è facile, e non è facile trovare persone in grado di farlo. «Non facciamo un corso, ma un percorso di formazione, che dura sei mesi, a volte sette» ci spiega il presidente. «Non dobbiamo insegnare a rispondere al telefono, ma occorrono sei mesi per vedere che questo lavoro non è così facile». «Facciamo un primo ciclo di 12 incontri, con cadenza settimanale, in cui i nostri formatori, tutto personale interno, portano progressivamente in ballo le situazioni che si presenteranno» continua. «Partiamo con una bella domanda: cosa vuol dire ascoltare? Tutti abbiamo un’idea abbastanza sbagliata dell’ascolto. Iniziamo da qui e li mettiamo di fronte a tutte le difficoltà. Poi facciamo delle simulazioni, una sorta di telefono senza fili».

Il Telefono Voce Amica di Firenze fa parte di Telefono Amico Italia, una federazione di 20 centri d’ascolto. «Noi volontari di Telefono amico non abbiamo una gratificazione immediata, e non abbiamo una forte motivazione personale» ci racconta Lunghi. «Ma presto capiamo che è molto più quello che riceviamo che quello che diamo». Ma cos’è che spinge un volontario a dedicarsi a un’associazione come questa? «Me lo sono chiesto anch’io» ci risponde Lunghi. «Ci sono tante associazioni che nascono intorno a un problema personale. Non è il caso nostro. È un bisogno di dare solidarietà più universale, come quella di chi va a fare il volontario alla Misericordia. Io ho iniziato perché sono andato in pensione anzitempo e, leggendo il giornale, ho letto l’annuncio per iniziare il nuovo corso per volontario qui». Ma qual è il volontario tipo di Telefono Voce Amica? «Il nostro volontario ha un’istruzione medio-alta. Anche l’età è medio alta. Negli ultimi anni abbiamo avuto qualche giovane, sui 26 o 27 anni. Ma l’età media dei nostri volontari è di 57 anni». Che provano a rispondere a tutti quelli che chiamano. Non c’è segreteria telefonica, ma una linea in più, dove chi chiama teoricamente trova sempre libero: qualcuno si preoccupa sempre di mettere in attesa la persona con cui sta parlando, prende la chiamata, dire di essere occupato e di chiamare più tardi. Anche questi piccoli particolari denotano un’attenzione per l’altro.

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

Immagine di copertina (particolare): fazen on Foter.com / CC BY-ND 

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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