SENZA FISSA DIMORA: SONO ORMAI 55.000, SULLE NOSTRE STRADE

Impietosa l'indagine Istat-Fio.Psd: il loro numero aumenta. Precarietà e fratture relazionali le principali cause

di Flavio Mezzanotte

Come ha riportato puntualmente la testata Redattore Sociale, si è svolta il 10 dicembre presso la sede del CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) a Roma l’evento di presentazione delle Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia, approvate negli ultimi giorni di Novembre dalla Conferenza Unificata Stato-Regioniche per la prima volta hanno posto in essere un piano d’intervento sociale ad ampio spettro. L’evento è il risultato di un lavoro condiviso tra i diversi livelli istituzionali, nel quale è stata presentata anche l’indagine di follow up sulle persone senza fissa dimora per il triennio 2011-2014, realizzata dall’Istat e Fio.PSD in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Caritas Italiana. Il testo integrale dell’indagine propone uno screening molto dettagliato effettuato nei mesi a cavallo di Novembre e Dicembre 2014 sulla condizione dei senza dimora in Italia a fronte dei servizi assistenziali disponibili ed erogati. Si va in profondità in questa indagine, tanto che è possibile osservarne i risultati per tematiche di classificazione eterogenee come l’età media, il titolo di studio, la divisione per genere, quanti stranieri e quanti invece gli Italiani in strada e se hanno percepito qualche fonte di reddito. Il campione è stato ripartito per macro-aree territoriali, regioni e metropoli.

L’indagine e i risultati più evidenti

Caritas, con i suoi 65 referenti territoriali attivi e con l’aiuto di un migliaio di volontari, ha realizzato circa 5000 interviste a persone senza dimora presso i 158 comuni italiani individuati come campione di riferimento, focalizzando l’attenzione sulle persone che hanno richiesto pasti alla mensa e posti di accoglienza notturna nei circa 750 centri di servizi sparsi nel territorio. In base alle statistiche aggiornate al 2014, in tre anni i senza fissa dimora sono diventati oltre 55000, numero che è aumentato di circa 3000 unità rispetto al 2011, anno in cui i centri di servizio erano più di 800. Nonostante una diminuzione dei centri servizi, le prestazioni erogate tra pasti e ricoveri notturni sono state oltre 900.000.
Valutando i dati divisi per macro-aree, osserviamo che oltre la metà delle persone indigenti risiede nel Nord Italia, zona in cui effettivamente esistono più mense per i poveri e centri di accoglienza notturna. Circa il 25% del campione risiede al Centro Italia, mentre il 20% nel Mezzogiorno, zona con una tendenza di aumento del 2%.
Osservando nel dettaglio la conformazione demografica del campione, scopriamo che l’età media è di circa 45 anni, con le donne che rappresentano un 15% del dato statistico; sono 6 persone su 10 ad essere straniere, mentre sono circa 7 persone su 10 a vivere in totale solitudine e a frequentare regolarmente mense e dormitori. Il titolo studio più comune è la licenza media inferiore, seguita subito da quella superiore. Tra i 55.000 cittadini senza dimora ci sono circa 30.000 persone definite “croniche”, cioè quelli che vivono in strada da oltre 4 anni, con un aumento medio di 1.000 unità all’anno, mentre diminuiscono sensibilmente invece quanti sono senza dimora da meno di un anno. Infine chiudiamo questa parentesi statistica con i casi più estremi di persone in strada, cioè quelle che non vogliono accedere in alcun modo a servizi assistenziali, che sono circa 5000.
Ponendo un focus sul Lazio, la situazione del numero dei senza dimora è migliorata leggermente, passando dalle circa 8.065 alle 7.949 persone in strada: un valore statistico che va dal 16,9% al 15,7% del totale. Purtroppo la sola città di Roma assorbe la maggior parte dell’emergenza sociale, poiché nella capitale ci sono circa 7709 persone, cioè oltre il 98% del totale di senza dimora nella regione a fronte di 56 centri di accoglienza di cui 45 a Roma.

Le cause: solitudine e precarietà

Tra le cause più comuni del perché si diventa senza dimora individuate dall’indagine, ne troviamo due in cima alla lista: le fratture relazionali e la precarietà del mondo del lavoro. La prima colpisce soprattutto gli uomini i quali, spesso dopo la separazione o il divorzio, si ritrovano costretti alla vita di strada per problemi economici o per abbandono dell’abitazione in cui vivevano. In subordine ma non meno significativi ci sono i problemi derivanti dal lavoro, che sempre più in Italia è instabile, mal retribuito e spesso a termine, anche se nell’ultimo anno le stime di ripresa nelle assunzioni sembrano confortare almeno un poco. Nel complesso, le persone costrette per vari motivi a lasciare la propria abitazione sono oltre il 65% del campione. Da più parti si chiede a gran voce di fare qualcosa al più presto per risolvere la situazione e le “Linee di indirizzo per il contrasto alla grave emarginazione adulta in Italia” si spera non siano solo una promessa o un intervento a lungo termine.

I programmi stilati e le reazioni politiche

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Per aiutare i senza fissa dimore occorre potenziare i servizi e rispondere all’emergenza abitativa

A fronte della realtà dell’incremento di senza dimora, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti ha concluso la conferenza stampa del 10 Dicembre dichiarando: «Con l’accordo sancito in Conferenza Unificata si aggiunge un altro importante tassello al Piano Nazionale per il contrasto della povertà per coloro che vivono in povertà estrema e senza dimora. La grave marginalità adulta è un fenomeno sociale complesso, che richiede interventi su più fronti e l’integrazione di professionalità specifiche. È determinante in questo senso il potenziamento della rete dei servizi, la collaborazione con il terzo settore e la sperimentazione di modelli innovativi di intervento».
In proposito aggiungiamo anche le dichiarazioni dell’Onorevole Mario Marazziti, Centro Democratico – Per L’italia, presidente della commissione Affari Sociali alla Camera: «La crisi della casa è uno dei grandi temi da affrontare con soluzioni vere. L’incremento non sorprende, vista anche la fragilità dei nuclei familiari che aumenta in tempi di difficoltà economiche: quindi purtroppo è un incremento atteso e fortunatamente non gigantesco. Ma bisogna immaginare nelle grandi città piani straordinari di edilizia sociale, recuperando il patrimonio pubblico e rendendo affittabile a prezzi accessibili anche parte del patrimonio sfitto. Forse occorre immaginare un sistema di garanzia pubblica per quei proprietari di case che preferiscono tenere sfitti i loro beni, piuttosto che fidarsi, e rischiare l’insolvenza».
Infine riportiamo le parole del vice presidente della commissione Affari Sociali Marco Rondini, Lega Nord:«Il governo aumenti il fondo per l’inclusione sociale come intervento diretto, oppure attraverso un aumento della dotazione della social card. La causa dell’aumento? Purtroppo l’aumento dei senza fissa dimora che oggi coinvolge anche persone che hanno più di 50 anni è legato anche alla crisi che, invece di essere superata, di fatto è diventata strutturale. E chi è rimasto escluso dal mondo del lavoro è piombato in un abisso. Il governo deve agire come per gli immigrati, per la cui accoglienza viene stanziata una somma di circa 35 euro pro capite. Vista l’emergenza dei senza fissa dimora, bisognerebbe adottare una soluzione analoga per andare incontro alla povertà, approntando un piano per permettere a chi si trova in mezzo a una strada di accedere a un diritto di assistenza tipo quello adottato per i profughi».

SENZA FISSA DIMORA: SONO ORMAI 55.000, SULLE NOSTRE STRADE

SENZA FISSA DIMORA: SONO ORMAI 55.000, SULLE NOSTRE STRADE