
COSA PREVEDE IL PIANO PERIFERIE: UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEL TERZO SETTORE
Un primo approfondimento sugli assi di lavoro previsti nel Piano Periferie, le risorse e il protagonismo degli ETS che vuole contribuire ad attivare divulgazione e riflessione da parte di tutti i soggetti ed i territori coinvolti. Dei territori il CSV Lazio si mette a disposizione per una migliore comprensione del Piano ed una più efficace partecipazione delle associazioni e dei cittadini attivi alla co programmazione e co progettazione delle azioni previste
17 Luglio 2026
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Questo articolo è una illustrazione di alcuni contenuti del Piano Periferie approvato dalla Giunta Regionale del Lazio con la Deliberazione 2 luglio 2026, n. 514, pubblicata sul BUR n° 54 del 7 luglio 2026.
Sarà utile attivare forme di divulgazione e riflessione da parte di tutti i soggetti ed i territori coinvolti nella implementazione di questo Piano.
Il CSV Lazio si mette a disposizione dei territori interessati per una migliore comprensione del Piano ed una più efficace partecipazione delle associazioni e dei cittadini attivi alla coprogrammazione e coprogettazione delle azioni previste.
Piano Periferie: gli assi di lavoro
Il Piano accoglie una definizione moderna di periferia che punta a smontare la semplice dicotomia geografica centro/periferia. Si legge infatti nella Delibera: «È periferico non ciò che è semplicemente “lontano” non solo in senso geografico, ma anche rispetto alle opportunità, ai servizi essenziali, alle reti di relazione, ai percorsi di inclusione e di mobilità sociale; la periferia non è intesa come una mera collocazione geografica esterna al centro urbano, né come una semplice distanza fisica dai luoghi centrali della città o del territorio regionale, ma viene piuttosto definita come una condizione territoriale complessa, che emerge dall’interazione di fattori sociali, economici, demografici, urbanistici, relazionali e di accessibilità ai servizi».
Partendo da questo la Giunta regionale ha predisposto un «Piano che si fonda su un approccio integrato, trasversale e orientato all’impatto, finalizzato a ricomporre in un quadro unitario politiche e interventi che, storicamente, hanno operato in modo frammentato – sociale, educativo-formativo, lavorativo e di sviluppo locale – generando effetti spesso non strutturali e difficilmente durevoli».
Dalla Delibera di Giunta emerge che «L’attuazione del Piano è articolata in tre assi attuativi tra loro complementari, che consentono di coniugare lettura dei territori, sperimentazione sul campo e messa a sistema di politiche già attive, in particolare:
Asse 1, Mappatura e ricerca sulle periferie regionali
Asse 2, Interventi sperimentali specifici e azioni emerse dall’ascolto del territorio
Asse 3, Messa a sistema di interventi programmati e già implementati»
L’Asse più dettagliato appare quello degli interventi sperimentali, che si sostanzia in interventi in 10 specifici territori e che individua anche tutti i soggetti coinvolti e capovolgibili, i loro ruoli e vincoli.
Il protagonismo degli ETS, tra luci ed ombre
La prima osservazione è che si comprende l’intenzione meritoria di affrontare la complessità allargando sia i soggetti decisori che i soggetti operativi/esecutivi e ad ognuno dei soggetti sembrano affidati specifici compiti e responsabilità.
Il Piano, infatti, prevede il coinvolgimento attivo e strutturato:
– di Roma Capitale, dei Municipi e dei distretti sociosanitari, quali responsabili del governo locale e programmatori degli interventi;
– degli Enti del Terzo Settore, quali attori fondamentali della sussidiarietà e del welfare territoriale in grado di attivare le comunità locali, intercettare i bisogni e contribuire alla costruzione di modelli di welfare generativo, al rafforzamento dei servizi di prossimità, alla partecipazione attiva dei cittadini e alla coesione sociale;
– delle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona (ASP), quali enti in grado di promuovere, realizzare, coordinare interventi e servizi;
– delle Università pubbliche del Lazio, quali portatrici delle competenze necessarie per la progettazione e valutazione degli interventi da realizzare nonché per la costruzione di modelli di intervento.
Si possono osservare, tuttavia, punti di forza e pericoli di parcellizzazione dei compiti e qualche rischio sui processi di co programmazione anche se evocati e richiesti dalla Delibera regionale. Intanto il protagonismo di molti soggetti istituzionali territoriali nella governance rappresenta una interessante novità ed un approccio multi livello alla complessità che parte dalle specifiche esperienze territoriali nella definizione dei bisogni e delle priorità. Anche il coinvolgimento delle Aziende pubbliche di Servizi alla Persona, nei territori dove sono presenti, rappresenta una impostazione utile all’attivazione di tutte le risorse pubbliche territoriali.
Il protagonismo degli ETS presenta luci ed ombre. Intanto si conferma una visione fondamentale del Terzo Settore come attore della sussidiarietà e del welfare territoriale. Questa definizione incoraggiante si riverbera senza dubbio nei processi di attivazione, ma si evince meno per processi decisionali e di co programmazione.
Le Case del Welfare di Comunità
Mentre sull’Asse 1 saranno necessarie ulteriori informazioni e determinazioni per comprenderne il percorso e le azioni, sull’Asse 2 il Piano prevede la realizzazione di due interventi specifici sperimentali di carattere trasversale: la realizzazione di Case del Welfare di Comunità, quale modello innovativo basato sulla integrazione tra spazi fisici e componenti digitali avanzate; un intervento specifico rivolto agli Enti di Terzo Settore, in particolare organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni di Terzo settore, finalizzato alla creazione e al consolidamento di ecosistemi territoriali, capaci di integrare attori, servizi e opportunità.
La metodologia sperimentale adottata dal Piano individua dieci territori periferici sui quali realizzare altrettanti interventi sperimentali: quattro nella città di Roma (Corviale, Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Lido di Ostia), Fiumicino, Guidonia, Latina, Frosinone, Rieti, Viterbo.
Sembrerebbe, dalla lettura del Piano, che la sperimentazione per le Case del Welfare di Comunità riguardasse i dieci territori, ma, in un’intervista rilasciata a Reti Solidali proprio sul Piano Periferie, l’Assessore Maselli ha precisato: «Per ora ne sono previste due, la cui collocazione sarà decisa insieme ai territori, altrimenti non sarebbe coerente con il processo di partecipazione che intendiamo portare avanti».
Piano Periferie. Le risorse destinate agli ETS e Comunità Solidali
Il reperimento e la collocazione delle risorse esplicitano in modo chiaro anche il ruolo assegnato agli attori territoriali. La dotazione finanziaria complessiva è pari a 7.876.257euro, suddivisi in macro voci.
La prima e la seconda voce sembra si riferiscano all’Asse 2 (Interventi sperimentali specifici e azioni emerse dall’ascolto del territorio).
La prima voce riguarda € 1.500.000 (Intervento Specifico per la realizzazione delle Case del Welfare di comunità). Risorse a valere su PR Lazio FSE+ 2021-2027.
Si tratta di risorse dei Fondi europei nella disponibilità della Regione Lazio – Direzione regionale Inclusione Sociale.
La seconda voce: € 2.046.532 (Sperimentazione di azioni innovative e sperimentali, derivanti dall’ascolto delle comunità territoriali), da realizzarsi con il coinvolgimento dei Distretti sociosanitari, delle Aziende di Servizi alla Persona (ASP) e delle Università pubbliche del Lazio, nei diversi ambiti dell’inclusione sociale (invecchiamento attivo, contrasto alla povertà educativa, supporto alla vulnerabilità e valorizzazione delle eccellenze).
Le risorse provengono dal Bilancio regionale così ripartite:
€ 1.256.532 nel Programma 03 (Interventi per gli anziani) della Missione 12 (Diritti sociali, politiche sociali e famiglia);
€ 300.000 già programmati con deliberazione di Giunta regionale del 23 aprile 2026 n. 243, per le finalità del Piano;
il Capitolo di Spesa U0000H41924 destinato alle politiche sociali e socio-assistenziali, confluito nel programma 07, sempre della Missione 12 (Programmazione e governo della rete dei servizi sociosanitari e sociali);
€ 490.000 già programmati con deliberazione di Giunta regionale del 23 aprile 2026 n.243, per le finalità del Piano. Il Capitolo di bilancio è destinato agli interventi di sostegno e tutela dei minori. Riassumendo di risorse destinate prevalentemente ad interventi per anziani e minori.
Anche le risorse destinate agli ETS sembrano riferirsi all’Asse 2 (Sperimentazione di azioni innovative e sperimentali, derivanti dall’ascolto delle comunità territoriali):
€ 4.329.725 Intervento specifico e dedicato e rivolto agli Enti di Terzo Settore (Comunità Solidali), finalizzato alla creazione e al consolidamento di ecosistemi territoriali, capaci di integrare attori, servizi e opportunità.
Le risorse complessive individuate derivano dai fondi ex articoli 72 e 73 del Codice del Terzo Settore, assegnate alla Regione Lazio con Decreto ministeriale 7 agosto 2025 n. 124 stanziate sul capitolo di bilancio U0000H41197 e di cui € 1.735.698,00 oggetto di variazione di bilancio richiesta con nota prot. 433540 del 24 aprile 2026.
Invero queste risorse sono destinate a tutte gli enti del Lazio iscritti al Runts nelle sezioni ODV, APS, Enti filantropici in forma di Fondazioni. Il Decreto ministeriale richiamato dalla Delibera assegna alla Regione Lazio per il triennio 2025 – 2027 oltre 6 milioni di Euro. La delibera individua le risorse del 2026 e del 2027 per un valore di € 4.329.725,00 e sembra che le destini ad azioni limitate ai 10 territori individuati. Non credo che questo possa far piacere a tutti gli ETS a cui verrà sottratta questa possibilità di reperimento di risorse per le innumerevoli attività di interesse generale che svolgono quotidianamente. Ricordiamo, infatti, che Comunità Solidali con un avviso assegna un massimo di 50 mila euro a progetto, attivando circa 90 interventi in tutta la Regione.
Il supporto di CSV Lazio agli ETS
Essendo il Piano Periferie un piano che dovrà avere un’attuazione nel tempo con un calendario già previsto fino al 2028, ci sarà certamente modo di interloquire con tutti i soggetti pubblici e privati interessati e sarà utile osservare il cronoprogramma delle attività come definito nel Piano Periferie.
Da una prima lettura appare evidente che i mesi restanti del 2026 saranno destinati alla condivisione con gli stakeholder, la stipula dei protocolli d’intesa con ASP, amministrazioni locali e università, le interlocuzioni con il territorio per la definizione dei programmi attuativi e la redazione dei programmi attuativi.
Questo programma incoraggia e sostiene la possibilità di un forte coinvolgimento, in tutte le fasi previste dal Piano, degli enti di terzo settore dei territori a cui certamente il CSV Lazio darà il massimo sostegno e supporto.






