IO, DONNA E MIGRANTE. SONO UNA RISORSA, NON UN PESO

Per Sara Aysha Sassi bisogna iniziare a costruire, non solo fornire assistenza. Se ne parla domani a Latina in un incontro del Centro Donna Lilith

di Ilaria Dioguardi

A Villa Fogliano, a Latina, sabato 10 settembre dalle 17.30, il ventunesimo Festival delle Arti di Villa Fogliano propone il reading scenico “Non ho altro da aggiungere” di Valentina Carnelutti e Lorenzo Declich (con Valentina Carnelutti e la regia di Stefano Scherini) preceduto dall’incontro Accogliersi per ri-conoscersi sul tema dei migranti richiedenti asilo. L’incontro è organizzato e coordinato dal Centro Donna Lilith di Latina e parteciperanno le cooperative sociali Astrolabio, Karibu e Quadrifoglio, lo Sprar del Comune di Latina, oltre all’assessore alle Politiche sociali e Pari Opportunità Patrizia Ciccarelli. In previsione di questa iniziativa abbiamo fatto una chiacchierata con Sara Aysha Sassi, assistente sociale per conto della Cooperativa Karibu e operatrice d’accoglienza del Centro Donna Lilith di Latina – che coordinerà domani l’incontro – proprio sull’essere donna e migrante, uno dei temi che saranno discussi domani.

Donna e migrante: l’importanza di riconoscere le risorse di ognuna

«Le donne migranti rafforzano il discorso femminista», spiega Sassi, «poiché lo mettono in grado di accogliere una nuova sfida: quella di riuscire a comunicare con loro e ad adattare alle loro esigenze gli strumenti per una maggiore consapevolezza di loro stesse, cercando soluzioni e relazioni personali che possano tenere insieme il “mondo d’origine” con quello della “terra d’approdo”, in un processo di fertile contaminazione».

donna e migrante
Foto di Ermanno Giuca

«Quando partono dai loro paesi queste donne sanno cosa devono affrontare durante il viaggio, ma non sanno cosa le aspetta in Italia. Quando arrivano, trovano un paese ad altissima burocratizzazione, un sistema che le vede come minus e che non si focalizza sulle risorse notevoli che si portano dietro. Le loro risorse sono molto importanti, parliamo sia di capacità pratiche che di adattamento, è nostro compito riconoscere quelle di ognuna, permettere loro di inserirsi nella società. Sono urgenti e necessari interventi professionali, devono essere attivate tutte le forze del territorio per fare in modo che le donne e gli uomini migranti non siano un peso,  ma persone con cui costruire una progettualità, da cui importare risorse».

Trasformare il virtuosismo in sistema

Per continuare nella direzione giusta bisognerebbe prendere esempio dai progetti che hanno ottimi risultati. «Le cooperative che operano nel settore sono riuscite a realizzare una serie di progetti virtuosi», afferma Sara Aysha. «Si può cominciare a lavorare ad una prospettiva di analisi degli interventi che hanno funzionato. Ad esempio, nella cooperativa Karibu lavoriamo molto con i richiedenti asilo, è un esempio fortemente significativo di come bisogna agire per l’integrazione. Trasformare il virtuosismo in sistema: è forse questa la sfida che il sistema di assistenza ai richiedenti asilo e ai rifugiati deve affrontare per far sì che diventi accoglienza».

donna e migrante
Le donne del progetto She Turban, della cooperativa Karibù

Il Centro Donna Lilith di Latina è un’associazione di volontariato attiva dal 1986, si occupa di recupero delle donne e dei minori vittime di violenza domestica ed è un perfetto esempio virtuoso. «In associazione mi è anche capitato di lavorare con una donna richiedente asilo politico. Spesso si tratta di ragazze che vengono da un’esperienza di violenza nel loro paese e si confrontano con una situazione di violenza anche in Italia. La loro principale esigenza è quella di integrarsi, crescere, essere attive nella società. Bisogna creare le condizioni per fare in modo che siano richieste dal mercato del lavoro».
La Cooperativa Karibu ha attuato diversi progetti finalizzati all’interazione con il contesto territoriale dei beneficiari dei progetti di accoglienza, ultimo tra i quali il progetto She Turban – ideato e realizzato in collaborazione con l’associazione Sarai onlus –  che ha visto le donne richiedenti asilo e rifugiate realizzare turbanti per le donne in cura chemioterapica e radioterapica. «L’entusiastica partecipazione degli ospiti coinvolti nei progetti ci può aiutare a capire come questa sia la strada da continuare a percorrere richiedendo il coinvolgimento delle diverse realtà già presenti sul territorio  con le proprie competenze specifiche».

Richiedenti asilo e rifugiati politici

«L’argomento dei richiedenti asilo e dei rifugiati politici è molto complesso, vede coinvolte due componenti che si intrecciano, creando problematiche di difficile soluzione: da una parte troviamo la persona e dall’altra il paese che si trova ad organizzare l’accoglienza.
donna e migranteIndipendentemente dalle cause che hanno spinto la persona a lasciare il proprio paese, nel percorso migratorio si susseguono eventi traumatici: dalla perdita di punti di riferimento – geografici, familiari, linguistici e comunicativi – fino alle violenze psicologiche e fisiche subite durante il viaggio nei vari paesi di passaggio, dove è molto forte il rischio di venire derubati, sequestrati o violentati (rischio molto comune, sia per le donne che per gli uomini) ed anche uccisi da gruppi criminali».
La maggioranza dei richiedenti asilo arriva in Italia attraverso la Libia, paese dove è più semplice raggiungere l’Europa poiché i controlli sono scarsamente efficaci. «In Libia, purtroppo, è alto il rischio di essere sequestrati da gruppi criminali che, per convincere le famiglie dei migranti a pagare il riscatto per la loro liberazione, li sottopongono a violenze quotidiane. Gli stessi traumi sono vissuti se i migranti vengono arrestati dalla polizia», spiega Sassi.

Il trauma di arrivo

Oltre al trauma migratorio, spesso si aggiunge, arrivati in Italia, una sorta di “trauma di arrivo”: la difficoltà di essere riconosciuti come soggetti in grado di aver preso in mano la propria esistenza e di aver affrontato ogni tipo di esperienza per cercare di cambiarla. «Sono visti come persone in difficoltà o parassiti dello stato sociale che richiedono prestazioni professionali intasando un sistema già sovraccarico. La centralizzazione sulle capacità dei richiedenti asilo necessita di interventi che possano orientare la persona ad una migliore comprensione del  territorio e a focalizzare, riattivandole, le risorse di cui è portatrice attraverso progetti finalizzati al rispetto dell’autonomia. È importante ribadire un concetto: la realizzazione di progetti che possano coinvolgere attivamente i richiedenti asilo porterebbe il sistema di accoglienza a uscire da un’ottica emergenziale e assistenzialistica per realizzare un’effettiva integrazione degli ospiti».

 

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