GIOCANDO SI IMPARA, SE STESSI E IL TERRITORIO

Due giovani in servizio civile hanno ideato un serious game che è stato donato all'IC Uruguay. Per scoprire i propri talenti e crescere

di Redazione

«Un gioco per scoprire i propri talenti e nello stesso tempo conoscere meglio il territorio del Municipio Roma 3», sintetizza Sarah Parisi, coordinatrice del progetto Radici di Comunità contro la povertà educativa. Il gioco si chiama “Talent Compass and Opportunity Map”, è digitale, ma si gioca “in presenza” ed è stato regalato all’istituto Comprensivo Uruguay, come strumento educativo da utilizzare con gli alunni, sia nelle attività in classe che nelle biblioteche scolastiche. L’hanno ideato e realizzato due giovani in servizio civile per il progetto “Archivio Vivente delle Buone Pratiche”, iniziativa ideata dall’associazione Raccontarsi Raccontando e  sottoscritta, oltre che da Radici di Comunità e dalla scuola, anche dal progetto Lost in Education dell’Unicef.

Raccontarsi Raccontando e il progetto Radici di Comunità hanno già svolto diverse attività nell’istituto, che, come ha ricordato la professoressa Paola Strano, «è l’istituto comprensivo più grande del Lazio: è articolato in 10 plessi, dislocati a Roma Nord a cavallo del raccordo, tra Vigne Nuove, Cinquina, Settebagni… Una geografia complessa che, accanto a quartieri residenziali, comprende realtà molto problematiche. Per questo l’istituto collabora con le associazioni per vari progetti, tra cui Lost in Education e Radici di Comunità».

Giocando si impara

«Il gioco è rivolto ai ragazzi della scuola media, quindi dell’età in cui si fanno le prime scelte», ha spiegato uno degli autori del gioco, Daniele Armellino, «ed ha l’obiettivo di stimolare tra di loro e tra noi e loro una riflessione sui talenti di ciascuno».

giocando si impara
Alcune delle tappe del gioco: rappresentano realtà del Terzo Municipio, a Roma

È prevista un’attività iniziale per rompere il ghiaccio e presentarsi, poi inizia il gioco vero e proprio: gli autori hanno mappato le principali realtà educative del territorio, ognuna delle quali è diventata una tappa del percorso ludico. Si può così fare un viaggio metaforico, di tappa in tappa: in un brevissimo video un testimonial la presenta e poi, in gruppo, si fanno dei minigiochi «pensati per stimolare la partecipazione e anche un po’ di competizione», spiega Armellino. Sono giochi molto diversi, che vanno dall’indovinare il prezzo di alcuni articoli in vendita, all’associare antiche anfore romane di diversa forma al loro possibile contenuto, al recitare una barzelletta…».

L’obiettivo, aggiunge l’altra creatrice del gioco, Jessica Tarquini, «è far emergere le personalità dei ragazzi, aiutarli a capirsi di più, tappa dopo tappa». Per questo ci sono degli sticker, che corrispondono ai diversi talenti individuati attraverso il gioco: ognuno attaccherà sul proprio cartellino – in misura proporzionale al talento che pensa di avere – tanti sticker, che rappresentano i diversi talenti.

Crescere in armonia con se stessi

«Per  come sono stati concepiti, i vari giochi permettono di scoprire, oltre ai talenti, anche la propria capacità di espressione e di comunicazione, la gestualità, la possibilità di raccontare se stessi. A questa età costruire un buon rapporto con il proprio corpo e imparare a renderlo più armonico è fondamentale», ha commentato la professoressa Paola Strano.

giocando si impara
Ogni tappa prevede una serie di minigiochi

Mentre secondo David Mannini dell’Unicef, referente del progetto Lost in Education, con questa azione si onorano contemporaneamente tre diritti fondamentali dei bambini: il diritto al gioco, il diritto di partecipazione e il diritto di essere ascoltati».

Questo gioco ha un ulteriore valore aggiunto, ha concluso la presidente di Raccontarsi Raccontando, Annamaria Calore: «questa esperienza è stata un momento di autoeducazione anche per gli educatori, l’occasione per immergersi in qualche cosa di nuovo. È normale che ognuno cerchi di fare ciò che sa fare meglio, ma questo tempo ci sfida a percorrere nuovi sentieri».

(Articolo tratto dal blog di Radici di Comunità)

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