I VINCENZIANI, VOLONTARI DUE VOLTE

"Volontari due volte. L’azione pro-sociale nella Società San Vincenzo de Paoli" è il titolo della ricerca su una delle associazioni più antiche

di Laura Badaracchi

Donne, anziani, in calo numerico, impegnati fedelmente per circa 3 ore settimanali. È la tipologia dei “vincenziani” italiani, che emerge dalla ricerca universitaria “Volontari due volte. L’azione pro-sociale nella Società di San Vincenzo De Paoli”, presentata a Roma il 25 febbraio e diretta dal sociologo Andrea Salvini, docente di Sociologia generale al Dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e responsabile scientifico del Centro “Teorie e metodi di analisi delle reti sociali”, membro del Comitato scientifico di Cesvot.

Si tratta della prima indagine su un campione di 1.142 soci, su un totale di 11.298 che al 20 giugno 2019 risultavano iscritti alla Società di San Vincenzo De Paoli, intervistati e seguiti nel loro operato per diversi mesi. I soci con età superiore a 63 anni costituiscono il 79% del totale e le donne costituiscono il 71% del totale, mentre coloro che hanno meno di 40 anni costituiscono il 2,2%.

vincenzianiLa duplice sfida dei vincenziani

«La duplice caratteristica di organizzazione religiosa e secolare consente ai soci della Società San Vincenzo de Paoli di vivificare la propria fede e di animare la realtà ecclesiale, promuovendo la sensibilità del popolo dei credenti verso la condizione degli ultimi e degli emarginati attraverso la realizzazione di una grande quantità di servizi “leggeri”, ma non per questo meno rilevanti rispetto all’insieme complessivo degli interventi di politica sociale che si realizzano sul territorio», sottolinea Salvini. Che puntualizza: «La sua “missione” è, dunque, duplice: da una parte, costituire un luogo in cui i credenti possano sperimentare e “sfidare” la propria fede, al di là degli orizzonti delle istituzioni ecclesiali; dall’altra offrire al territorio un insieme di risorse che possano contribuire ad alleviare specifiche situazioni di disagio, integrandosi con i servizi che sono realizzati nelle comunità servite. Proprio per questo duplice aspetto, secolare e religioso, possiamo dire che le socie e i soci della Società San Vincenzo de Paoli sono volontari due volte: volontari per fede e volontari per coscienza sociale e civile, due dimensioni che si integrano e si traducono in una fitta rete di azioni e interazioni rivolte verso le situazioni di difficoltà delle comunità».

Le prospettive

La maggior parte dei soci vincenziani svolge attività di volontariato «da un periodo compreso tra 1 e 20 anni, in particolare da 1 a 10 anni», quindi si tratta di un servizio fidelizzato. Il 53,6% si dedica all’assistenza a persone e famiglie, il 15,5% alla raccolta di generi alimentari. In queste attività la relazione rimane «un bene e un beneficio non soltanto per le persone svantaggiate, ma anche per i volontari», commenta il sociologo.

Come criticità, il 36,1% indica la scarsa disponibilità di volontari, il 17,3% la scarsa disponibilità di risorse economiche. «La maggiore specializzazione delle attività potrebbe essere in grado di attrarre nel raggio d’azione della SSVP le giovani generazioni; inoltre, una maggiore attenzione alla valorizzazione delle competenze “professionali” consentirebbe alla SSVP di introdursi nell’area del welfare sociale con maggiore intensità e autorevolezza di quanto già non stia facendo – permettendo, così, all’associazione di creare connessioni strategiche sia a livello istituzionale, sia con altri enti del Terzo Settore», suggerisce l’esperto nelle conclusioni della ricerca.

vincenzianiRisposte concrete e reinserimento sociale

«Sono convinto che il lavoro realizzato saprà essere un importante contributo nel percorso che guiderà il volontariato vincenziano a divenire un soggetto sociale sempre più in grado di fornire una risposta concreta ai bisogni, capace di contribuire alla costruzione di reti sociali per meglio contrastare il disagio sociale, per riappropriarci del ruolo sociopolitico di portatori di istanze, di advocacy, di quell’essere ponte di congiunzione tra il disagiato e le istituzioni», ha commentato Antonio Gianfico, dal 2016 presidente della Federazione nazionale Società di San Vincenzo De Paoli, fondata a Parigi nel 1833 dal Beato Antonio Federico Ozanam insieme a un gruppo di studenti e presente in 152 Paesi nel mondo con oltre 800 mila soci e oltre un milione e mezzo di volontari non soci in 48 mila gruppi operativi (1.100 in Italia) chiamati “Conferenze”, presenti generalmente nelle parrocchie.

Oltre agli aiuti materiali, i volontari offrono sostegno in un percorso di reinserimento sociale. Sono oltre 30 milioni le persone aiutate nel mondo (125 mila in Italia) attraverso mense, dormitori, case di ospitalità per persone povere in difficoltà, centri per l’assistenza a bambini e ragazzi e per persone sole o anziane, strutture per l’accoglienza di migranti, empori solidali.

I VINCENZIANI, VOLONTARI DUE VOLTE

I VINCENZIANI, VOLONTARI DUE VOLTE