SOSTENIBILITÀ: PUNTARE SUI TERRITORI E LE ENERGIE SOCIALI

Presentato il Rapporto sui territori e sviluppo sostenibile Asvis. L'Italia non è sul sentiero della sostenibilità e Asvis presenta le proposte per guardare al 2030

di Chiara Castri

Il nostro Paese è ancora lontano dalla sostenibilità economica, sociale e ambientale, ma un numero sempre maggiore di Regioni, Provincie e Città metropolitane pianifica le strategie future tenendo ben presente l’Agenda 2030. È questo lo sguardo complessivo che emerge da I territori e lo sviluppo sostenibile, il Rapporto sui Territori Asvis, presentato il 15 dicembre scorso, che analizza il posizionamento di Regioni, Provincie, Città metropolitane, aree urbane e Comuni, rispetto ai 17 Goal dell’Agenda 2030.

Il Rapporto sui Territori Asvis, ha spiegato Walter Vitali, direttore di Urban@it e coordinatore del gruppo di lavoro sul Goal 11 Asvis, «presenta ventuno buone pratiche internazionali, dalle grandi metropoli fino ai piccoli centri, passando attraverso aree non urbane e Regioni; fa il punto sulle Strategie regionali per lo sviluppo sostenibile in corso di elaborazione e sulle Agende metropolitane insieme ai Piani strategici. E, per dimostrare che il tema delle Agende non è solo delle grandi città, presenta una sperimentazione su Comuni di piccola e media dimensione a proposito del collegamento tra i loro strumenti di programmazione e gli SDGs».

Con il Rapporto sui Territori Asvis integra il Rapporto 2020 dell’ottobre scorso e mostra quanto l’Italia sia in ritardo nell’attuazione dell’Agenda 2030, anche a causa della crisi pandemica, che impatta direttamente su ben nove Goal.

Dall’analisi emerge infatti che il nostro Paese potrebbe raggiungere i target quantitativi associati a tre Goal – il 2 (coltivazioni destinate a colture biologiche); il 3 (tasso di mortalità per le maggiori cause); il 16 (affollamento degli istituti di pena). Potrebbe avvicinarsi ai target quantitativi relativi ad altri tre Goal – il 4 (uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione); il 7 (energia da fonti rinnovabili) e il 13 (emissioni di gas serra).

Ma negative o estremamente negative si rivelano le tendenze rispetto ai restanti 14 Goal, tra i quali spiccano quelli relativi a povertà ed esclusione sociale, occupazione e parità di genere nell’occupazione, efficienza idrica, ricerca e sviluppo. E ancora, disuguaglianza del reddito disponibile, qualità dell’aria e offerta del trasporto pubblico, rifiuti.

Emerge, però anche che, mentre il Governo, che in questo momento sta elaborando il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza,  stenta ancora ad allinearsi se non all’interno del Piano Sud 2030, gran parte delle Regioni e delle Città metropolitane usano la Strategia 2030 come riferimento e strumento di coordinamento delle politiche di competenza.

Rapporto sui Territori AsvisTerritorializzare l’Agenda 2030

Il Rapporto intende stimolare la territorializzazione dell’Agenda 2030: «L’impegno dei territori e delle loro istituzioni è fondamentale», ha infatti commentato il presidente Asvis Pierluigi Stefanini. «L’Italia non è sul sentiero della sostenibilità, senza l’impegno dei territori e la mobilitazione di tutte le energie sociali, civili, economiche non è possibile per il Paese raggiungere la sostenibilità economica, sociale e ambientale entro i termini stabiliti dal piano d’azione dell’Onu».

Dal Rapporto emerge un quadro variegato a livello territoriale fatto di punti di forza e di debolezza: «accanto ad esperienze confortanti», ha sottolineato il Presidente della Camera Roberto Fico, «i dati confermano profonde disuguaglianze territoriali, non solo tra Mezzogiorno e resto del Paese, ma anche tra le aree a maggiore densità demografica e produttiva e quelle in declino demografico o colpite dalla deindustrializzazione, o, ancora, tra le aree con maggior offerta di servizi essenziali e quelle prive di adeguate infrastrutture e accesso ai servizi stessi. La pandemia, poi, ha amplificato le debolezze storiche e strutturali nei servizi sociali».  Non possiamo, ha detto Fico, correre il rischio che la transizione verso un modello sostenibile lasci indietro nessuno. «Nella nostra battaglia saranno cruciali gli enti locali, in capo ai quali ricadono decisioni fondamentali come la cura dell’ambiente o lo smaltimento dei rifiuti».

Bisogna, per Fico, utilizzare con lungimiranza il potenziale inespresso dei territori, attraverso quattro volani di azione: la qualità della pubblica amministrazione e dei servizi; la transizione verde e il passaggio a un’economia circolare come prevede il Green Deal europeo; la trasformazione digitale e l’eliminazione dei divari digitali; la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e poi l’attivazione, anche a livello territoriale, di un percorso di partecipazione democratica nella pianificazione e nell’attuazione della transizione verso un modello sostenibile con il pieno coinvolgimento di cittadini, istituzioni, aziende, sindacati, enti finanziari, centri di ricerca, università, associazioni.

Riguardo la situazione delle Città metropolitane – ha sottolineato Vitali – si evidenza il caso di Roma, che, da un confronto con il dato nazionale, ha una serie di andamenti positivi, tra i quali spicca quello sul tasso di occupazione, mentre, in generale, le città metropolitane riportano una situazione positiva solo per due target e negativa per i restanti, specchio della situazione nazionale.

«Le aree urbane italiane», ha continuato Vitali, «sono messe a confronto con quelle europee su una serie di obiettivi. Ecco, le città italiane hanno una situazione costantemente al di sotto rispetto alle città europee».

Rapporto sui Territori Asvis: le proposte 

Il Rapporto sui Territori Asvis presenta le proposte Asvis alla luce delle linee guida del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza per indirizzare il percorso di ripresa in una logica di sviluppo sostenibile.

«Asvis ha già pubblicato a maggio 2020 la propria proposta di pacchetto di investimenti per lo sviluppo sostenibile, che già guardava a quello che poi è diventato il Next Generation You e al Piano nazionale di Ripresa e Resilienza», ha ricordato Vitali, che ha evidenziato le proposte Asvis:

  • coordinare il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza con il Programma nazionale di Riforme come Programma Quadro per lo sviluppo sostenibile 2021-2026 che metta a sistema le strategie settoriali;
  • costruire sistemi di monitoraggio sulla base dei Goal dell’Agenda 2030 e dei relativi target nazionali differenziati per Regione;
  • assicurare il forte coinvolgimento delle Provincie, delle Regioni, delle Città metropolitane e dei Comuni nel disegno e nell’attuazione del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza;
  • predisporre un’Agenda urbana nazionale per lo sviluppo sostenibile, come articolazione della Strategia nazionale un’agenda urbana nazionale;
  • dare continuità alla Strategia nazionale per le aree interne
  • definire le nuove procedure del Cipess, che deve essere la cabina di regia del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazionecsv@csvlazio.org

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