UNA STORIA SCRITTA CON I PIEDI CI AIUTA A CAPIRE L’IMMIGRAZIONE

Un libro ci offre gli strumenti per valorizzare questo fenomeno. Sapendo che quando si negano i diritti, si negano per tutti

di Lucia Aversano

Rendere comprensibile un fenomeno molto complesso come le migrazioni, e fornire (e ricevere) una corretta narrazione degli eventi, scevra da pregiudizi, dovrebbe essere l’obiettivo di tutti coloro che hanno a cuore i diritti. Un obiettivo difficile da raggiungere, se i fenomeni migratori vengono narrati in maniera parziale, diventando sempre più spesso strumento ad uso e consumo della propaganda delle destre nazionaliste e sovraniste.

In occasione della Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo, l’associazione Nessun Luogo è Lontano, assieme alle Ragazze del progetto “Sally e le sue figlie”, ha organizzato un incontro dal titolo “Essere altrove.” Durante l’incontro Rita Coco, giurista, e Roberta Ferruti, giornalista, hanno presentato “Una storia scritta con i Piedi”, libro a quattro mani pubblicato da Recosol (la rete di Comuni Solidali )  nel novembre del 2020.

L’immigrazione come risorsa

“Una storia scritta con i Piedi” tratta il tema dell’immigrazione e vuole essere una “cassetta degli attrezzi” per tutti coloro che lavorano con i migranti, e strumento prezioso anche per coloro che vogliono conoscere il fenomeno migratorio senza pregiudizi. «Nel volume», spiega Roberta Ferruti, «abbiamo voluto delineare il fenomeno della migrazione che nasce, per l’appunto, insieme all’uomo. Tutte le nostre civiltà e le nostre culture nascono proprio grazie alle contaminazione e agli scambi che l’uomo ha fatto dalle sue origini», ed è solo a partire dal medioevo che le società, oramai sedentarie, hanno iniziato a vedere le persone che ancora non si erano stanziate come persone da bandire.

 

Una storia scritta con i piedi
La copertina del volume di Rita Coco e Roberta Ferrutti

Il libro tratta il fenomeno delle migrazioni da diverse angolazioni: dal punto di vista sociale, storico, giuridico e analizzando gli ultimi dati relativi ai flussi migratori. Sono state inserite anche alcune esperienze italiane sul tema dell’accoglienza, riportandone gli aspetti positivi. A sempio, «il fenomeno dello spopolamento che caratterizza molte realtà italiane», continua Ferruti, «è stato risolto grazie alla presenza di nuovi cittadini, che hanno rivitalizzato i borghi e hanno fornito l’occasione di mantenere scuole aperte e tenere in vita le attività commerciali».

Attraverso questi esempi il libro mostra come il fenomeno migratorio, se gestito adeguatamente, può rappresentare una risorsa più che un problema, ma le politiche migratorie stanno perseguendo la strada inversa.

La Fortezza Europa e le sue contraddizioni

Rita Coco, durante l’incontro, ha commentato gli ultimi dati pubblicati dall’Unhcr, citati nel libro, rapportandoli alla situazione europea e italiana e evidenziando come la narrazione di un’imminente invasione da parte dei migranti sia pressoché irragionevole. «Sono 272 milioni i migranti generici in tutto il mondo, e di questi 80 milioni sono migranti forzati, di cui il 40% sono minori. L’80% dei migranti che fugge dalle crisi, vive nei Paesi limitrofi. In Europa ci sono 3 milioni di rifugiati, lo 0,6% della popolazione europea. Il grande tema dell’invasione riguarda questa cifra e se vediamo i numeri relativi alle domande d’asilo ci si accorge anche che negli ultimi 5 anni vi è stato un notevole calo: nel 2015 erano 1,2 milioni mentre nel 2019 sono state 700mila.»

Il calo delle richieste sono il risultato della strategia della “Fortezza Europa” che, dal 2015, ha smesso di dare una forma alle proprie politiche migratorie. «L’unica forma che ha preso la politica dell’unione», continua Coco, «è quello dell’esternalizzazione delle frontiere esterne (pagare Libia e Turchia per evitare che le persone entrino). Fare accordi con la Libia, che è essa stessa territorio devastato, o con la Turchia, non si può chiamare politica migratoria, perché si lasciano i problemi al di fuori dell’Europa e questo costa vite umane» e ha poco a che fare con quell’Europa nata dalle macerie della seconda guerra mondiale, che voleva essere solidale e inclusiva. L’aspetto legislativo è un altro elemento che aiuta a comprendere la mancanza di un ragionamento programmatico sul fenomeno della migrazione. Nel caso dell’Italia l’unico strumento normativo resta il Testo Unico del 1998, sul quale sono intervenute leggi successive che ne hanno stravolto la natura. Da un lato sono intervenute le attuazioni dei regolamenti europei e dall’altro «una legislazione securitaria e repressiva», chiosa Coco, «in cui si riconoscono anche le sigle politiche» che sono andate a discapito dei diritti.

Se i diritti si contraggono

Mario Ciclosi, ex prefetto, è intervenuto nel dibattito sul libro “Una storia scritta con i Piedi” ricordando come fino a un certo periodo storico erano state avviate iniziative che fornivano un quadro generale del governo delle migrazioni, che riguardavano non solo il tema dell’integrazione, ma anche «l’equiparazione dei diritti dei migranti». Tali iniziative sono state «violentemente interrotte e le conseguenze le abbiamo viste, ad esempio con la distruzione del sistema Sprar. Il governo dei flussi migratori non è riuscito a portare a compimento una regolarizzazione e tutto ciò che non è stato regolamentato, è tornato nei meandri della immigrazione illegale ed è stato sfruttato per alimentare il concetto della paura degli immigrati.»

La questione dei diritti è di primaria importanza; per Fabrizio Molina, presidente di Nessun Luogo è Lontano, la necessità di riprendere un cammino che porti al riconoscimento dei diritti è fondamentale perché «quando i diritti si contraggono, tutti ne soffrono: e bisogna capire che se si affievoliscono per i migranti non si affievoliscono solo per loro, ma ci rimettiamo tutti».

È possibile vedere la presentazione del libro sul canale youtube di Nessun Luogo è Lontano, a questo link.

 

UNA STORIA SCRITTA CON I PIEDI CI AIUTA A CAPIRE L’IMMIGRAZIONE

UNA STORIA SCRITTA CON I PIEDI CI AIUTA A CAPIRE L’IMMIGRAZIONE