DANILO CHIRICO: CSV LAZIO STRATEGICO PER IL FUTURO DELLE NOSTRE CITTÀ

Danilo Chirico ha in mente un Centro di Servizio sempre più facilitatore di reti, interprete di quanto accade nelle nostre città, costruttore di nuove possibilità per i ragazzi contro le povertà educative

di Maurizio Ermisino

Il lavoro di Danilo Chirico è quello di raccontare. Giornalista, saggista, scrittore, autore televisivo, di trasmissioni e di serie tv, ha lavorato con importanti testate giornalistiche ed emittenti televisive. Da calabrese, ha sempre provato a raccontare le mafie, e in particolare la Ndrangheta, quella che conosce più da vicino, fuori da quegli stereotipi che i media – giornali, tv e anche quei film che amiamo tanto – hanno contribuito a creare. La sua capacità di raccontare può essere molto utile a un terzo settore che ha bisogno di rappresentarsi nel modo giusto. La sua vita associativa, non poteva essere altrimenti, è coerente alla sua attività da giornalista. Con l’associazione daSud, che ha fondato, da 15 anni prova a elaborare un nuovo racconto delle mafie, a costruire un nuovo immaginario antimafia, a promuovere i diritti civili e sociali, a prendersi cura delle questioni di genere.

Continuano gli approfondimenti in vista del rinnovo delle cariche del CSV Lazio. In una prima fase, a partire dai presidenti dell’unificazione e attraverso i pareri e le opinioni dei principali stakeholder del CSV, abbiamo voluto dare il quadro di cosa sia oggi il CSV Lazio e quali siano i principali assi strategici della sua azione, le prospettive future, i punti di forza e le criticità. Con Danilo Chirico prosegue la serie di contributi dedicata ai candidati al nuovo Direttivo CSV Lazio.
Danilo Chirico ha in mente un Centro di Servizi che aiuti le realtà territoriali a costruire reti, che immagini modelli sempre nuovi, in grado di cogliere quello che avviene nelle nostre città, che dia nuove possibilità a ragazzi e ragazze contro le povertà educative.

danilo chirico
«Credo che CSV Lazio debba, sempre di più, incentivare la costruzione di reti territoriali: mettere tante associazioni nelle condizioni di costruire reti vere, che permettano di affrontare quello che accade sui territori e di confrontarsi con gli stakeholder, le istituzioni, le associazioni».

Cosa scriverebbe in una lettera di presentazione? Qual è stato il suo percorso di vita e quello associativo?

«Sono nato in Calabria e vivo a Roma. Sono un giornalista, ho lavorato per la carta stampata, per il web, per la radio, per alcune delle principali reti televisive nazionali, Rai 1 e Rai 3, per LaEffe. Nella mia vita ho anche scritto qualche libro, un romanzo e una serie di saggi. Mi sono spesso occupato di criminalità organizzata, in particolar modo la Ndrangheta, con un un punto di vista un po’ laterale, originale. Mi sembrava fosse necessario aggiungere al racconto delle mafie alcune storie che erano state totalmente cancellate dalla memoria collettiva, mentre invece rappresentavano un pezzo significativo della nostra identità. Sono le storie delle donne e degli uomini che si sono battuti contro la Ndrangheta per l’affermazione dei diritti e delle libertà. Nel corso del tempo alcune di queste idee si sono affermare e ormai appartengono alla consapevolezza del movimento antimafia e antindrangheta: il lavoro sulle donne, sulle vittime dimenticate. Questo mio lavoro di giornalista si è spesso intrecciato con il mio lavoro associativo nel mondo del terzo settore, nella cosiddetta società civile, nel volontariato. Sia per esperienze precedenti, sia da quando 15 anni fa è nata daSud, l’idea è stata quella di mettere a frutto le esperienze professionali e la vita vissuta in Calabria dentro un percorso associativo che può servire a raccontare un’altra possibilità, un altro pezzo di mondo, a innestare di energie nuove il movimento antimafia, il movimento per i diritti. Le due cose si sono intrecciate. Siamo partiti occupandoci di Ndrangheta in Calabria, oggi ci occupiamo di molte altre cose sulla città di Roma».

DaSud vuole proprio fare un nuovo racconto delle mafie, costruire un nuovo immaginario antimafia. Che cosa si intende?

«Le mafie fanno parte della nostra società: a volte si evolvono con essa, a volte anche più velocemente, nel senso che hanno dimostrato storicamente di avere grande lungimiranza. Il racconto di queste mafie rischia invece di essere un po’ stereotipato, ancorato ad antiche certezze. C’è una distinzione nel racconto pubblico tra le mafie tradizionali e quelle che nascono in altri territori, come quelle che sonno nate nelle città di Roma; c’è una prevalenza, nel racconto pubblico, della Mafia e della Camorra a discapito della Ndrangheta, che è la mafia più ricca e potente che c’è nel nostro paese. C’è la necessità di riequilibrare il racconto delle mafie, di raccontarle per quello che sono. Giovanni Falcone diceva che i mafiosi non sono marziani, i mafiosi ci assomigliano. La mafia fa parte della nostra società. E se questo è vero, se noi le raccontiamo come un corpo estraneo, come antistato, facciamo un cattivo lavoro. Dobbiamo invece riuscire a contestualizzarne il racconto, farne un racconto che sia più rispondente alla realtà, in questo senso più utile. Nel corso del tempo il racconto delle mafie è stato stereotipato: sia dal punto di vista dei cattivi, che parlano un dialetto strano e hanno abitudini strane, che sono arretrati; sia dal punto di vista del racconto vittimale, perché siamo stati abituati a raccontare solo le grandi storie delle vittime, per cui c’è questa idea, che ha avuto una grande importanza nel nostro paese, di omaggiare i grandi che si sono battuti contro la mafia. Che però è anche una visione parziale, dà l’idea che la lotta alla mafia appartenga soltanto ad alcune persone speciali e che combattere la mafia significa sempre morire. Invece c’è un mondo grande di donne e di uomini che si sono battuti contro le mafie e che non sono morte, che hanno ottenuto dei risultati e che meritano questo racconto. Così come avviene per il racconto del Male, in cui c’è una grande sperimentazione artistica e culturale, serve rinnovare i linguaggi anche quando si tratta di raccontare l’antimafia. Il fascino del Male appartiene alla storia del mondo. Il fascino del Bene è più difficile da raccontare. Ci siamo posti questa grande sfida. Abbiamo coinvolto attori, artisti, cantanti drammaturghi per fare un racconto più rispondente alla realtà. Tutto questo ha a che fare con i diritti e le tematiche di genere. In fondo cos’è la mafia se non privazione di diritti e violazione delle libertà? Per cui esercitare i diritti e affermare la parità di genere sono soltanto un pezzo di un ragionamento più generale. Le mafie sublimano quello che esiste nella nostra società, una società patriarcale e piena di differenze: si inseriscono in questo contesto sociale e aggravano la situazione. Lottare per i diritti e la parità di genere, affermare un nuovo sistema di democrazia, significa lottare contro la mafia. La Costituzione è il primo testo antimafia».

Quale esperienza ha avuto del Centro di servizio del Lazio negli ultimi anni?

«Per noi è stata fondamentale la relazione con il CSV Lazio, perché ci ha tenuto sui binari giusti per il processo di crescita e di cambiamento che l’associazione ha avuto nel corso degli ultimi anni. La nostra associazione si è data nuove regole, nuove linee guida, si è inserita in un contesto nuovo, e ha trovato nel Centro di Servizio un punto di riferimento, una guida per affrontare i problemi, le novità normative, per risolvere le questioni spinose a cui un’associazione come la nostra si è trovata di fronte e che da sola non sarebbe riuscita ad affrontare. Per noi il CSV è stato fondamentale dal punto di vista dell’aiuto e come supporto alle nostre attività. Sentiamo di avere una proiezione esterna molto grande, e poter contare sul Centro Servizi ci ha dato la possibilità di allargare il bacino di utenza delle nostre attività».

danilo chirico
Mi piacerebbe mettere a disposizione la mia e la nostra esperienza di associazione.  Lavoriamo sul ribaltamento del punto di vista, sull’originalità delle lenti di osservazione. Credo che in questo senso la nostra esperienza possa essere utile per tutti».

Come utente dei servizi e come partecipante agli orientamenti politici e organizzativi, che opinione ha del CSV?

«Non posso che parlarne bene, per noi è stato un lavoro prezioso quello che ha fatto il CSV Lazio, ci ha aiutato nel processo di crescita, dall’individuazione e dalla possibilità di avere i ragazzi di servizio civile a supporto delle attività di comunicazione, delle attività di rete, al Codice del terzo settore. Per tutte quelle attività che necessitano di una struttura grande, noi l’abbiamo sempre trovata a nostra disposizione. Non posso che avere gratitudine per il CSV e per le persone che ci lavorano, per il lavoro prezioso e paziente che fanno».

Quali questioni ritiene prioritarie per il CSV nei prossimi anni?

«Io credo che debba, sempre di più, incentivare la costruzione di reti territoriali: mettere tante associazioni nelle condizioni di costruire delle reti vere, delle relazioni vere, che permettano di affrontare quello che accade sui territori e di confrontarsi con gli stakeholder, le istituzioni, le associazioni. Costruire nuovi modelli di rete capaci di interfacciarsi con le nuove esigenze che emergono dai territori. Nel corso degli anni abbiamo lavorato moltissimo su questo. Il nostro progetto Accademia Popolare dell’Antimafia è stato il tentativo di tenere insieme tanti mondi – comitati dei cittadini, istituzioni territoriali, scuola, associazioni di volontariato, cooperative –  per costruire un modello che sia capace di interfacciarsi con il territorio e far fronte alle sue esigenze. Credo che il terzo settore debba immaginare modelli sempre nuovi, sempre più in grado di cogliere quello che avviene nelle nostre città. Credo che il CSV Lazio possa e debba svolgere questa funzione che è fortemente politica. È una funzione strategica per il futuro delle nostre città. Io credo che si debba avere, come Centro Servizi, questa grande ambizione di costruire nuovi modelli, originali, capaci di interpretare quello che avviene davvero nelle nostre città. È difficilissimo per le realtà singole, e anche per le piccole realtà che si mettono insieme. Se ci fosse, non dico una regia, ma un supporto da parte del Centro Servizi, sempre più forte, sarebbe utile. Un’altra cosa, che viene dalla nostra esperienza: credo che si debbano costruire nuove possibilità per i cittadini, ma soprattutto per le ragazze e ragazzi. La povertà educativa è uno dei grandi temi della nostra epoca. Su questo cerchiamo di lavorare tantissimo. Sappiamo di essere insufficienti, e anche qui un ruolo di supporto credo che sia fondamentale per il futuro della nostra città».

Una profonda conoscenza dei fenomeni delle mafie, ma anche una professionalità come giornalista, narratore, comunicatore. Che apporto potrebbe dare al CSV?

«Io credo che una delle grandi sfide che ha il terzo settore, quel mondo che si muove in stretta relazione con i territori e cittadini, sia quello di rappresentarsi bene, riuscire a porre nel modo giusto nei confronti dei media mainstream la realtà che esiste sui territori, senza mistificazioni o indulgenze. C’è una capacità vera di osservazione che il mondo del terzo settore ha, e che deve riuscire a trasportate nel mondo della comunicazione. Credo che una nuova capacità di autorappresentarsi e di presentare la realtà sia uno dei temi su cui il CSV Lazio e il terzo settore si debbano confrontare. Mi piacerebbe mettere a disposizione la mia esperienza, e la nostra esperienza collettiva di associazione.  Lavoriamo sul ribaltamento del punto di vista, sull’originalità delle lenti di osservazione. Sul fatto che non per forza dobbiamo rassegnarci al fatto che in periferia succedano solo cose brutte, non costruire per forza un racconto stereotipato dei problemi delle persone. Credo che in questo senso la nostra esperienza possa essere utile per tutti».

Rimandiamo alle interviste a: Paola Capoleva e Renzo RazzanoChiara TommasiniLorena MicheliRoberto GiustiRiccardo Varone.

Le interviste agli altri candidati: Carla MessanoCarlo Quattrocchi , Andreina CiogliVincenzo CarliniMaurizio VanniniRoberto RosatiSandro LibianchiRaffaele CastaldoSergio CervoGiulio RussoTiziana LatiniAntonio Felice FargnoliMaria Cristina Brugnano, Claudio GrazianoCristina De Luca, Paola Capoleva.

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