SERGIO CERVO: INVESTIRE SULLA COMUNICAZIONE DEL CSV

Candidato al nuovo Direttivo CSV Lazio, Sergio Cervo è da sempre schierato nella difesa dei diritti. Nel CSV Lazio vede enormi potenzialità, non ancora emerse del tutto

di Lucia Aversano

Sergio Cervo ha un passato da sindacalista presso la Uil Inps, in qualità di coordinatore nazionale, nella quale è entrato a far parte nel 1979. Da circa un anno e mezzo ricopre la carica di Presidente presso l’organizzazione di volontariato A.D.A., Associazione per i Diritti degli Anziani di Roma e Lazio, una prosecuzione, a sua detta, naturale, che inizia con la difesa dei diritti dei lavoratori e continua tramite la difesa dei diritti degli anziani. Conosce il CSV Lazio da alcuni anni e non ha dubbi sul fatto che il CSV, sia a livello regionale che a livello nazionale, necessita di essere conosciuto anche al di fuori degli addetti ai lavori.

Continuano gli approfondimenti in vista del rinnovo delle cariche del CSV Lazio. In una prima fase, a partire dai presidenti dell’unificazione e attraverso i pareri e le opinioni dei principali stakeholder del CSV, abbiamo voluto dare il quadro di cosa sia oggi il CSV Lazio e quali siano i principali assi strategici della sua azione, le prospettive future, i punti di forza e le criticità. Con Sergio Cervo prosegue la serie di contributi dedicata ai candidati al nuovo Direttivo CSV Lazio.

Quando ha iniziato a interessarsi di associazionismo?

«Ho iniziato a occuparmi di tematiche sociali nel 1979. Sin da adolescente, sono stato legato all’interesse sociale e politico e, appena entrato in Inps come funzionario, ho iniziato a fare attività sindacale. A quei tempi, l’attività sindacale non si limitava alla sola difesa dei diritti dei lavoratori ma veniva dato sostegno anche sul piano esterno al mondo del lavoro, un supporto a 360 gradi. Tanti anni nel sindacato sviluppano una sensibilità non circoscritta all’impegno sindacale, che diventa approccio culturale. Andando in pensione sono entrato a far parte di A.D.A. Roma, e sono passato dalla difesa dei diritti dei lavoratori a quella dei diritti degli anziani. Dunque, c’è un filo conduttore che unisce queste due esperienze ed è la propensione a essere vicino alle persone. Negli anni mi sono anche occupato di volontariato, ma come amministratore mai come volontario, quindi è con A.D.A. che inizio in maniera più pregnante a occuparmi di associazionismo, di volontari e del Terzo Settore in generale.  In questo anno e mezzo che ho ricoperto come presidente abbiamo portato avanti quattro progetti importanti. Tra questi il progetto E.v.a., Empowerment Valore e Autostima, rivolto alle donne e alle ragazze, che prevede una serie di interventi volti al miglioramento dell’autostima. Un altro progetto di interconnessione generazionale molto interessante è stato Time to care con l’obiettivo di far incontrare nuove e vecchie generazioni, rivolto ai giovani tra i 18 e i 35 anni. Un altro progetto che dovrebbe partire a breve è A.D.A. Smart, rivolto all’assistenza digitale per gli anziani. Lo scopo è quello di dotare gli anziani degli strumenti necessari per entrare in relazione con la Pubblica Amministrazione e con il mondo digitale in generale. Se si pensa allo Spid e a tutti gli strumenti per semplificare il rapporto con gli utenti sappiamo che da parte di una grossa fetta di over 65 ci sono delle difficoltà e con questo progetto vorremmo aiutare a superarle.   Queste sono alcune cose che abbiamo portato avanti durante la mia presidenza e l’idea che ho in mente è quella di continuare a costruire nuovi progetti rivolgendomi oltre che agli anziani anche a tutti coloro che per un motivo o un altro si trovano ai margini della società. Proprio perché vengo dall’esperienza Inps, vorrei mettere in campo un progetto che riesca a coinvolgere le persone che sono difficili da raggiungere e far prendere loro consapevolezza dei diritti che hanno».

sergio cervo
«Dopo una vita nell’impegno sindacale, entrando in A.D.A. Roma e Lazio, e sono passato dalla difesa dei diritti dei lavoratori a quella dei diritti degli anziani»

Quale esperienza ha avuto del Centro di Servizio del Volontariato del Lazio negli ultimi anni e che opinione ne ha? 

«Conosco il CSV Lazio da pochi anni e il mio plauso va certamente a chi ha permesso, e permette, l’erogazione di servizi utilissimi come quelli offerti dai Centri di Servizio. Anche il sito mi piace molto, anche se devo dire che, secondo me, andrebbe fatta una maggiore comunicazione all’esterno, una comunicazione, pure attraverso il sito, per informare, in pillole, chi vorrebbe approcciarsi a questo settore.»

Quali questioni ritiene prioritarie per il CSV Lazio nei prossimi anni? 

«Io ritengo che la formazione sia alla base di tutto, perché se non si è adeguatamente formati diventa difficile far camminare le associazioni con le proprie gambe. Quindi una lode al CSV che ci mette tanto per dare sostegno alle associazioni e dà loro le “gambe”. Ritengo che, sempre per quanto riguarda la formazione, questa vada incrementata ancora di più. Anche costruire una rete interna delle associazioni, una sorta di intranet, che connetta le associazioni gestite dal CSV –  e che permetta interscambi e consenta di confrontarsi sulle esperienze – aiuterebbe molto. Aggiungo anche che un’apertura maggiore al mondo della scuola e del lavoro gioverebbe.»

Dunque potenziamento della formazione e un’intranet tra associazioni sono per lei le priorità. Giusto?

«Penso che una maggiore presenza comunicativa farebbe comprendere meglio che esiste questo mondo e che esiste un Centro di servizi che lo sostiene. Potrebbe essere fatto un investimento in questo senso, magari mandando degli spot televisivi. La televisione è ancora un mezzo importantissimo, specialmente nel mondo degli anziani che la seguono in fasce orarie particolari. Ci sono molte persone che vorrebbero mettersi a disposizione degli altri ma se non esiste un’adeguata campagna comunicativa, intercettarle e farsi intercettare diventa difficile. Penso alle persone che, per esempio, hanno la “sindrome del nido vuoto”: figli adulti ormai fuori casa, ma con ancora molte energie, che vorrebbero mettersi a disposizione del prossimo. Molto spesso però accade che queste persone non trovano una strada adeguata. Perciò una comunicazione più pregnante, che informi sulle varie associazioni che insistono nel Lazio e che possono essere vicine alle predisposizioni culturali di chi ha voglia di donarsi, è un punto sul quale il CSV manca un po’. È un ragionamento che ovviamente va fatto a livello nazionale, ed è al di là del contesto regionale, però parto dalla mia esperienza personale: per me il CSV Lazio, fino a tre/quattro anni fa era un soggetto sconosciuto. Il CSV è un servizio importantissimo che ci mette in condizione di operare tutti meglio e dovrebbe raggiungere più persone possibili.»

Rimandiamo alle interviste a: Paola Capoleva e Renzo RazzanoChiara TommasiniLorena MicheliRoberto GiustiRiccardo Varone.

Le interviste agli altri candidati: Carla MessanoCarlo Quattrocchi , Andreina CiogliDanilo ChiricoVincenzo CarliniMaurizio VanniniRoberto RosatiSandro LibianchiRaffaele Castaldo, Giulio RussoTiziana LatiniAntonio Felice FargnoliMaria Cristina Brugnano, Claudio GrazianoCristina De Luca, Paola Capoleva.

 

 

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