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CENTRO ARARAT: UNA COLAZIONE PER RESISTERE ALLO SGOMBERO

CENTRO ARARAT: UNA COLAZIONE PER RESISTERE ALLO SGOMBERO

Punto di riferimento dei Kurdi a Roma, è tra le realtà che hanno ricevuto l'ingiunzione che sta "punendo" associazioni e centri sociali.

Anche il Centro Ararat ha ricevuto l’ormai famosa lettera di sgombero dal Comune di Roma. È arrivata il 22 marzo e ingiunge lo sgombero entro 10 giorni, quindi entro domani, 2 aprile.
Il Centro socio-culturale kurdo Ararat è nato nel maggio 1999, in un edificio in disuso  dell’ex Mattatoio di Testaccio. Lo ha ribattezzato con il nome del monte su cui, secondo la tradizione biblica, si arenò l’Arca di Noè scampata al diluvio universale e lo ha trasformato in uno spazio di accoglienza, di produzione culturale, di solidarietà.  Ma Ararat è anche il nome della nave che il 26 dicembre del 1996, carica di un migliaio di curdi che scappavano dalle persecuzioni etniche di un Medio Oriente già in piena ebollizione, approdò sulla spiaggia di Santa Caterina dello Jonio. Ne nacque un progetto di ripopolamento del paesino di Badolato, che ha ispirato l’esperienza di Riace.
Ararat negli ultimi due anni, oltre a essere un punti di riferimento per la Comunità curda, è diventato anche un importante polo di aggregazione, dove sono nati progetti di ricostruzione della città di Kobane e di assistenza sanitaria e sostegno alla popolazione curda nei campi profughi al confine turco-siriano in Turchia e nel Kurdistan siriano (Rojava).
Alla realizzazione del Centro hanno collaborato l’associazione Azad, il collettivo Stalker, il Villaggio Globale, l’associazione SenzaConfine, le Donne in nero e di molti altri.

Sgombero in 10 giorni

Nel 2009 la concessione della sede da parte del Comune è stata formalizzata. Ma, come spiega Sveva Haertter dell’associazione SenzaConfine,  «la concessione aveva durata di sei anni e il rinnovo è stato richiesto già nel novembre 2014. È arrivata invece questa lettera, che nega il rinnovo e chiede lo sgombero entro 10 giorni».
Centro AraratIl Centro si è ovviamente rivolto ad un avvocato, che sta presentando il ricorso. Inoltre sta avviando una campagna per far conoscere il problema e per difendere la propria sede e le attività che senza di essa non potrebbe più svolgere.
Come abbiamo avuto modo di spiegare, raccontando vicende analoghe di altre associazioni e centri culturali (A Roma Insieme-Leda Colombini, Esc, Il Grande Cocomero), la scelta del Comune è di riavere la disponibilità di tutti gli spazi pubblici, per poi riassegnarli attraverso un bando aperto.
Ma questa metodologia di lavoro risulta fortemente punitiva per le associazioni, che sono sui territori presenze storiche (nel caso di Ararat, 19 anni di attività) e si trovano così costrette a chiudere le attività e i servizi, abbandonando spazi che spesso hanno restaurato e ristrutturato, salvandoli dal degrado e rimettendoli al servizio dei cittadini, della cultura, del bene comune. E tutto questo a fronte di un bando che non si sa quando e come verrà pubblicato, come non si sa se le associazioni stesse avranno la forza di concorrervi e, soprattutto, possibilità di vincerlo.

Colazione resistente al Centro Ararat

Ararat il 19 marzo scorso ha partecipato alla manifestazione #Romanonsivende ed è determinata a continuare a chiedere, insieme alle altre associazioni, politiche di valorizzazione del patrimonio sociale e culturale della città.
Per sabato 2 aprile – giorno fissato per lo sgombero – ha organizzato alle  6.30 una “colazione resistente, nella sede del Centro Ararat in Via di Monte Testaccio 28 – Largo Dino Frisullo).

Leggi anche le storie di Esc, di A Roma-Insieme Leda Colombini e del Grande Cocomero.

(La foto di apertura è stata scattata da Maria Topputo ad una manifestazione del Social Pride)

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