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VITERBO. LE BELLE STORIE DEL FESTIVAL DEL CINEMA SOCIALE

VITERBO. LE BELLE STORIE DEL FESTIVAL DEL CINEMA SOCIALE

Dal 16 ottobre al 23 novembre, al cinema Lux di Viterbo ogni lunedì un film racconterà un tema sociale. Grazie alle associazioni del territorio

Per chi si trova a Viterbo e dintorni, per chi vive nel mondo del sociale, ma anche per chi ama il cinema, dal 16 ottobre al 23 novembre, per cinque lunedì di fila, al cinema Lux di Viterbo va in scena il Festival del Cinema Sociale – Regie Positive – Quinta rassegna Giusi Speciale (le proiezioni sono alle 20.30, ingresso 5 euro). Il Festival nasce dall’esperienza della rassegna Regie Positive, ed è promosso da ARLAF, Associazione Romana e Laziale per l’Affidamento Familiare, insieme ad altre sei associazioni del territorio, riunite in rete grazie a Cesv e Spes, i Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio. Si tratta di AIPD Viterbo, Associazione Italiana persone Down, ASD Vitersport, associazione sportiva dilettantistica che si occupa di sport per disabili, AMAN, Associazione per il Miglioramento dell’Assistenza e cura Malati Neoplastici, Casa Dei Diritti Sociali Della Tuscia, GAVAC, Gruppo Assistenti Volontari Animatori Carcerari e Viterbo Con Amore, promotrice di progetti sociali del territorio. I film sono stati scelti in collaborazione con Tuscia Film Festival.

 

I FILM. È un’ottima occasione per avvicinarsi, o continuare a seguire, queste tematiche. Ma soprattutto per vedere dei bei film. Si inizia il 16 ottobre con Manchester By The Sea, di Kenneth Lonergan, in cui Casey Affleck è un uomo che viene nominato tutore del nipote sedicenne, ma porta un fardello pesantissimo che l’ha segnato per sempre. È un film sorprendente che alterna dramma a ironia.

Festival del cinema sociale
Un’immagine da”Crazy for football”

Anche Aki Kaurismaki riesce a far sorridere in una storia drammatica: il 23 ottobre si parlerà di migrazioni, con L’altro volto della speranza, la storia di un profugo in fuga da Aleppo, Siria, che arriva in Finlandia per richiedere asilo politico e trova il suo posto nel mondo nella cucina di un ristorante.

Il 30 ottobre è il momento di Crazy For Football di Wolfango De Biasi, il racconto del primo mondiale di calcio per pazienti psichiatrici e dei fieri ragazzi della nostra nazionale. Lo sguardo di De Biasi non ne fa dei diversi, ma dei ragazzi come noi.

Lunedì 6 novembre verrà proiettato Fiore, di Claudio Giovannesi, storia d’amore tenera e spietata tra un ragazzo e una ragazza in un carcere minorile, che guarda al Neorealismo: è girato in veri istituti di detenzione, e molti personaggi sono, o sono stati, detenuti. E il loro vissuto ci arriva tutto.

Il 13 novembre si chiude con Sole Cuore Amore, di Daniele Vicari, uno di quei film “necessari” un gioco struggente che parte leggero per farci precipitare, insieme ai protagonisti, dopo che abbiamo imparato ad amarli: Eli, che lavora sette giorni su sette in un bar sulla Tuscolana, a Roma, il marito che non lavora, e Vale, l’amica del cuore di Eli che vive di notte, fa la ballerina, e la aiuta coi bambini.

 

Festival del Cinema Sociale
Un’immagine di scena dal film “Fiore” (Bim Distribuzione)

LA SCELTA. «Dovevamo provare a trovare opere sulle tematiche delle associazioni coinvolte, ma dovevamo fare in modo che il livello qualitativo dei film fosse importante», spiega Mauro Morucci, direttore Artistico del Festival e del Tuscia Film Fest. «Il pubblico deve tornare a casa dicendo: ho visto un bel film». Sentiamo dalla sua voce un parere sui film selezionati. «”Manchester By The Sea” affronta la tematica dell’affido ed è un film importante, al di là dei due Oscar vinti». «”L’altro volto della speranza” parla di migrazioni, un problema che mai come oggi credo vada affrontato in questo paese, e Kaurismaki è un maestro: è stato premiato per la miglior regia allo scorso Festival di Berlino. “Crazy For Football” era inevitabile: è documentario, parla di una storia vera, e di disagio mentale in maniera divertente. È un tipo di film più leggero che ci consentirà di ospitare per una volta anche le scuole medie. “Fiore” è un grande film di Claudio Giovannesi, pluripremiato, e doveroso anche per la presenza del GAVAC, associazione che si occupa della situazione carceraria. E infine c’è “Sole Cuore Amore”, un film che non tratta una tematica sociale precisa, ma racconta la situazione di disagio che vivono migliaia di cittadini, di chi fa fatica a chiudere il bilancio a fine mese».

 

sole cuore amore
Dal film “Sole cuore amore”

LE SCUOLE. Un partner importante del Festival è il mondo della scuola che, grazie all’intervento del Comune di Viterbo, regalerà una proiezione per gli studenti ogni lunedì mattina, nell’ambito del progetto nazionale Scuola Amica, promosso dal Ministero dell’Istruzione e dall’UNICEF. «C’è una bella adesione: due film sono già tutti esauriti, e gli altri sono a buon punto», commenta Luciana Maio, Presidente di ARLAF.

«È importante portare i ragazzi al cinema» riflette Morucci. «Qualsiasi tipo di film è una sorta di educazione al cinema presente e futuro. Così fai vedere loro film che non avrebbero visto mai, perché sono titoli un po’più complicati che faticano nella distribuzione, e perché i ragazzi spesso premiano film dal maggior appeal commerciale».

 

GIUSI SPECIALE. La rassegna Regie Positive nasce cinque anni fa. «Per ricordare la figura di Giusi Speciale, volontaria e mamma affidataria presso l’ARLAF. Era incinta di nove mesi, aveva una bimba in affido di 4 anni e un’altra figlia», racconta Luciana Maio. «È morta a 39 anni, e con lei il bambino. Da questo fatto abbiamo deciso di ricordarla ogni anno con una rassegna cinematografica, Regie Positive, che non parlava solo di affido. Giusi era una donna siciliana, fin da piccola si era interessata di inquinamento, di mafie. Un anno abbiamo realizzato la rassegna insieme a Libera, un anno con Unicef, un anno con la Casa dei Diritti Sociali e l’anno scorso insieme a Viterbo con Amore».

 

Il Festival del Cinema Sociale
Il programma del Festival del Cinema Sociale

IL FESTIVAL DEL CINEMA SOCIALE. Da quest’anno Regie Positive è diventato il Festival del Cinema Sociale. «Non c’è più per forza un film legato a un argomento specifico, ci sono 5 film scelti nell’ambito del disagio, che è il minimo comun denominatore di tutte le associazioni», spiega la presidente di ARLAF. «Si tratta di un fatto di sopravvivenza per il festival, perché i film sull’affidamento familiare non sono infiniti. E non solo le tematiche si sono allagate, ma nel progetto sono entrate molte associazioni nel territorio, che trattano problematiche diverse. Un festival così ha un potenziale differente: si possono andare a scegliere film, anche usciti di recente, che non sono mai stati visti, e dal punto di vista della presenza del pubblico è importante. È bello che ci siano i volontari di queste associazioni, ma è bello anche sensibilizzare chi ancora non lo è».

 

IL TUSCIA FILM FEST. Chi è già molto sensibile al sociale è il Tuscia Film Fest. «Nell’ambito del festival organizziamo Il mercatino dei bambini», ci racconta Morucci, «dove vengono messi in vendita gadget legati al cinema, locandine firmate dagli ospiti, vecchi fumetti. I proventi vengono destinati ogni anno a una causa sociale, scelta insieme a Viterbo con Amore». «Cerchiamo di dare visibilità ai film che fanno più fatica nelle sale», continua. «”Non essere cattivo”, lo scorso anno, è arrivato al Tuscia Film Fest, e a Viterbo credo non fosse neanche mai uscito in sala».

«È importante fare cinema a Viterbo: qui abbiamo un solo cinema, e tante persone che amano i film devono spostarsi su territori limitrofi», riflette Luciana Maio. «Il cinema è un veicolo trasversale, arriva per immagini, parole, sensazioni».

Il festival del Cinema Sociale è frutto di un lavoro di rete. «Noi crediamo molto nel lavoro di rete, facciamo parte del tavolo di Territorio Europa, collaboriamo da sempre con altre associazioni», spiega la presidente di ARLAF. «Crediamo nell’apertura, nell’incontro. E poi c’è un altro motivo. Se parlo di affido solo alle famiglie affidatarie non riesco a trovare nuove persone interessate all’argomento. In questo modo tante più persone sapranno di noi».

 

 

 

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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