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BAOBAB EXPERIENCE: ARRIVA SPAURACCHIO, L’ALBERO MIGRANTE

BAOBAB EXPERIENCE: ARRIVA SPAURACCHIO, L’ALBERO MIGRANTE

Volontari, ragazzi migranti e sostenitori hanno sistemato l’8 Dicembre a Piazzale Spadolini l’albero dedicato ai migranti e alla Roma solidale.

«Prima l’umanità». È la scritta che campeggia, vergata con un gesso rosa sulla pietra grigia, su un muro accanto a un piccolo albero di Natale a Piazzale Spadolini, proprio accanto alla Stazione Tiburtina, a Roma. È lì che l’8 Dicembre, mentre a Piazza Venezia s’inaugurava Spezzacchio, a S. Pietro s’illuminava l’Albero Santo e a Piazza del Popolo Salvini celebrava l’esclusione, i volontari di Baobab Experience, i ragazzi migranti e molti sostenitori hanno posizionato Spauracchio, l’albero migrante. Spauracchio è un albero dedicato ai migranti e alla Roma solidale sotto il quale portare don(azion)i, dove cittadine e cittadini potranno incontrarsi, conoscersi, portare decorazioni dedicate alla solidarietà e magari lasciare la loro lettera a Babbo Natale. Le decorazioni sono semplici: oggetti di carta colorata, ma con  scritte che non lasciano dubbi su quello di cui oggi abbiamo bisogno. Diritti umani, giustizia, unione si legge su quegli addobbi appesi ai rami del piccolo abete. E ancora solidarietà, inclusione, innesto. Un’incitazione a non mollare mai, un addobbo di cartone raffigurante un salvagente, simbolo ormai acquisito del viaggio di tante persone attraverso il mare.

 

spauracchioL’ALBERO, UN’OCCASIONE DI SCAMBIO. «Ogni anno facciamo un albero di Natale» ci racconta Tatiana Simmi, volontaria e attivista di Baobab Experience. «Ci piace festeggiare. Lo facciamo anche per il Ramadan e in occasione di feste di altre culture. Sono momenti importanti, di intimità, di scambio, di serenità. Quest’anno la situazione era più drammatica: dopo l’ultimo sgombero, senza avere alcun presidio, in una totale precarietà, eravamo spiazzati. C’è stata la coincidenza della manifestazione di Salvini a Piazza del Popolo. E ci è sembrato importante fare comunque l’albero. E quindi è arrivato Spauracchio, che è il fratello minore di Spelacchio e Spezzacchio». Il nome è immediatamente evocativo, simbolico, potente. «Lo Spauracchio è quello dei migranti» ci spiega l’attivista. «In questo modo denunciamo il fatto che i migranti vengano utilizzati ormai da qualche anno, con numeri falsati ed emergenze che non esistono, per forzare poi le politiche sociali verso una direzione che penalizza gli ultimi, che siamo i migranti o gli italiani in condizione di estrema precarietà. Perché, alla fine, il punto è quello: ci manca un tetto, ci manca una casa».

 

CONTINUARE A PRESTARE AIUTO. «Noi stiamo continuando a prestare aiuto» ci spiega Tatiana Simmi. «Lo sgombero di Piazzale Maslax è avvenuto un mese e mezzo fa. Siamo al ventisettesimo sgombero: l’ultimo è avvenuto proprio nel giorno in cui abbiamo presentato Spauracchio, la mattina stessa le forze dell’ordine ci hanno impedito di distribuire la colazione, del latte caldo e una merendina, e i ragazzi sono stati prelevati e identificati per l’ennesima volta». In pratica, ormai si tratta di sgomberare il niente. «I ragazzi ormai vengono qui agli orari dei pasti, ci sono una quarantina di persone che dormono in strada: è un numero variabile, visto che si tratta soprattutto di persone in transito» precisa la volontaria.

 

spauracchioUN INFO POINT E UN HUB DI PRIMA ACCOGLIENZA. Spauracchio è anche stata l’occasione di lanciare una petizione sulla piattaforma Change. «Chiediamo a Ferrovie dello Stato, che era la proprietaria del parcheggio dove ci trovavamo prima, e al Comune di Roma di provvedere all’istituzione di un Punto di Informazione e Orientamento per i migranti in transito, strutturale e stabile, presso la Stazione Tiburtina, che non sia attivo solo due volte a settimana» ci spiega Tatiana Simmi. «E soprattutto che venga aperto un Hub di prima accoglienza, di primissima accoglienza, che serva a non far stare la gente in strada, e quindi a rischio per sé, o di essere assoldata, in situazioni di estrema disperazione, dalla criminalità. Perché il disagio si crea quando non vai incontro alle necessità delle persone». «Abbiamo chiesto che sia qui, alla Stazione Tiburtina, perché questo punto è uno snodo nevralgico per i migranti. E lo è da sempre: qui c’era l’Hotel Africa, negli anni Novanta ci sono state le occupazioni importanti nel piazzale in cui eravamo» continua. «Avendo monitorato in questi anni le necessità, i tempi e ritmi dei migranti e dei transitanti, sappiamo che sono persone che hanno tempi lunghi per i documenti, dai tre ai sei mesi dalla presentazione della domanda all’ottenimento, tempi in cui non è previsto per loro un luogo di accoglienza» spiega l’attivista. «E in assenza di documenti, di un lavoro, a volte della stessa conoscenza della lingua sono persone abbandonate al loro destino».

 

spauracchioINCLUSIONE QUOTIDIANA. Il lavoro dei volontari di Baobab Experience è qualcosa che va oltre le prime necessità delle persone in transito: «Quello che facciamo è un percorso di inclusione quotidiano» ci spiega Tatiana Simmi. «Che parte dalla distribuzione dei pasti, perché stando in strada non possiamo più montare tende e portare i sacchi a pelo, per arrivare alle informative legali, all’assistenza sanitaria, ai corsi di italiano e di inglese per la prima integrazione. E facciamo anche delle visite guidate per far conoscere loro le bellezze della nostra cultura. Come si fa con gli ospiti. Se arrivano da lontano degli ospiti a trovarci noi in genere facciamo così. È l’accoglienza, quella familiare. Ci siamo resi conto che, se da un lato c’è la presenza dell’accoglienza istituzionale, questa è un’accoglienza fredda, che non si avvicina umanamente, non conosce le reali esigenze delle persone che, nel tre quarti dei casi, fuggono dalla disperazione e dalla guerra, fanno le carceri in Libia e vengono sfruttati appena arrivano qui. Parliamo di persone con delle fragilità che vanno prese in carico prima che diventino un’emergenza, che vanno considerate nel percorso di inclusione. Come vogliamo essere trattati noi, vorremmo che fossero trattati tutti».

 

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

La foto di copertina (particolare) è di Matteo Nardone

 

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Maurizio Ermisino
Maurizio Ermisino

Curioso fin da piccolo, è sempre stato attratto da tutto ciò che è immagine in movimento e suono elettrico. In due parole: cinema e rock. In un master ha incontrato le altre due passioni della sua vita: Chiara e il sociale. Oggi si occupa della comunicazione del progetto Well-Fare | Tra mediazione e comunità, costruire il welfare locale. http://www.well-farecomunita.it/

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